Venerdì 11 Marzo 2011

Invalido, cerca lavoro:
ha fatto 141 telefonate

TIRANO Sul calendario ha segnato puntigliosamente il numero delle telefonate che ha fatto per chiedere un lavoro: 141 negli ultimi due anni e mezzo. Renzo Della Vedova, 61 anni, è invalido dalla nascita e vive da solo nella sua casa a Baruffini, frazione di Tirano. Dal 1987 percepisce regolarmente l'assegno di invalità che attualmente è di 270 euro al mese. «Ma quello che io chiedo - dice Renzo, davanti alle cartelle cliniche e agli assegni che ha custodito con precisione quasi maniacale - è di poter lavorare. È da 24 anni, dal 1987, che faccio domanda. È vero che ho 61 anni e che, alla mia età, per qualcuno dovrei essere al pensionato, ma ci sono lavori che posso ancora fare e io ho bisogni di mantenermi».
Il problema di Renzo è alla schiena e alla gamba. A causa di una bronchite presa quando aveva appena 40 giorni di vita dovette curarsi con quattro punture di penicillina. Due di queste, secondo il racconto di Della Vedova, gli procurarono un'artrite settica all'anca sinistra per cui fu necessario intervenire con un'operazione chirurgica. Da allora la diagnosi è «lomboartrosi e sediosi del rachide lombosacrale» per cui gli è stata riconosciuta l'invalidità civile superiore ai due terzi, che gli dà diritto all'assegno mensile di 270 euro. Un diritto che gli è stato confermato da una sentenza del Tribunale di Sondrio del 2002, dopo che l'Inps nel 1997 gli aveva tolto l'invalidità. «Io vivo grazie a questo assegno, che ovviamente non mi basta, perché sono da solo e non posso gravare su mia sorella o su mio nipote, che hanno le loro spese - dice Renzo -. Per questo vorrei lavorare, ma nonostante lo chieda da oltre 20 anni non sono mai riuscito a ottenerlo. A un certo punto mi è stato offerto di andare a tagliare piante in Valgrosina o di fare il lattoniere: avrei dovuto arrampicarmi su una scala per misurare i tetti. Ma - obietta Della Vedova - come avrei potuto fare con la mia anca? Un lavoro adeguato alla mia invalidità: ecco ciò che chiedo. Niente altro».
Della Vedova per ottenere quell'agognato posto una volta ha scritto anche al prefetto. Era il 1999. «Avevo timore a scrivere, perché non volevo disturbare. Ma - racconta Renzo -, un giorno mi sono deciso e gli ho mandato una lettera. Guardi - mostra un foglio - ho tenuto ancora la brutta copia, perché io ho fatto soltanto le elementari e volevo essere sicuro di quello che dovevo scrivere. Dopo avere ricevuto la lettera il prefetto mi chiamò per un incontro, nel quale gli spiegai la mia situazione». Ma, neanche allora, il suo appello andò a buon fine. Renzo spiega di avere trovato tante persone disponibili in questi anni di ricerca. «Al Centro per l'impiego di Tirano mi hanno sempre trattato con grande delicatezza e non posso davvero lamentarmi. A questo punto quello che mi chiedo è se in questo Paese è possibile avere un lavoro oppure se bisogna essere per forza raccomandati. Io sono disposto a fare qualsiasi cosa, purché sia compatibile con la mia invalidità. Purtroppo non posso andare a scaricare i camion, altrimenti lo farei».
Renzo si ferma. Sospira. Guarda il calendario appeso al muro con il numero 141 fermo al 4 febbraio, quando risale l'ultima chiamata. Poi sorride amaro. «Io sono dell'Acquario. Stamattina il mio oroscopo diceva che avrei dovuto risparmiare i soldi. Bel consiglio. Lo devo fare per forza».

l.begalli

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