Martedì 01 Marzo 2011

Alpino morto in Afghanistan
aveva lavorato anche a Colico

COLICO Un altro lutto in Afghanistan, un altro militare italiano ucciso. È il secondo dall'inizio dell'anno, la 37/a vittima dal 2004, quando è cominciata la missione italiana. La vittima è il tenente Massimo Ranzani, 37 anni, celibe, originario di Occhiobello (Rovigo) dove viveva con i genitori. Il Lince su cui viaggiava è saltato su un ordigno: quattro i feriti, tutti gravi, ma nessuno in pericolo di vita.
Ovest dell'Afghanistan, erano le 12.45 locali quando la pattuglia italiana stava tornado da una operazione di assistenza medica ad Adraskan, 25 chilometri a nord di Shindand. L'esplosione di un Ied - un ordigno rudimentale ma potentissimo - ha dilaniato un blindato Lince del 5/o reggimento alpini di Vipiteno, la Task force centre. Ranzani è morto sul colpo, gli altri quattro occupanti hanno riportato traumi e fratture di vario genere, in particolare alle gambe: due di loro, con fratture a una gamba e a una caviglia, sono stati operati.
Il tenente Massimo Ranzani aveva però un legame recente con la terra lombarda. Il tenente era stato in Alto Lago, a Colico, in due occasioni.
«Lo conoscevo benissimo. – raccontava ieri con commozione Luigi Bernardi, presidente della sezione colichese degli Alpini  e consigliere nazionale – Sono stato con lui sul Legnone nel 2009, quando gli Alpini sono arrivati a Colico per il campo estivo. La prima volta che è venuto, è stata però nel 2008 in occasione della cerimonia del rientro del 5° Reggimento dall'Afghanistan. Poi c'è stato il campo ed il tenente era arrivato prima per organizzare la logistica».
Nel 2008 la bandiera di guerra del «5°», di rientro dalla missione di pace, era arrivata a Colico scortata dalla II divisione della brigata alpina Julia ed accompagnata dalla Fanfara militare e Colico aveva ospitato una grande cerimonia militare.
L'anno dopo invece quattrocento alpini del 5° Reggimento della caserma di «Menini» di Vipiteno, sono stati impegnati dal 22 giugno al 3 luglio nel campo estivo che li ha visti muoversi sul territorio nelle marce ed altre attività di addestramento.
Il tenente Ranzani aveva predisposto i piani ed è stato in quel frangente che il presidente Bernardi aveva stretto amicizia.
«Quando siamo stati sul Legnone, insieme al generale, c'ero anch'io con lui. Quando ho sentito la notizia – ha continuato – non ho avuto dubbi che fosse lui. Sono rimasto costernato. È differente apprendere della scomparsa di una persona che non conosci da quella  di una che ti è stata vicina, colpisce ancora più nel profondo e lascia senza parole. Sono vicino alla famiglia del tenente ed al 5° Alpini in questo triste momento».
La zona nord del lago di Como e Colico in particolare hanno un legame particolare con gli Alpini e con il «5°» a cui è stata concessa la cittadinanza onoraria ed il 6 febbraio scorso, celebrando il 68esimo anniversario della battaglia di Nikolajewka, Bernardi aveva chiesto di onorare i Caduti nella missione di pace con un minuto di silenzio, ricordando il primo maresciallo Mauro Gigli morto il 28 luglio a pochi chilometri da Herat, in Afghanistan, che faceva parte del plotone del 32° Genio Guastatori di Torino che era presente alla commemorazione come picchetto d'onore.

l.begalli

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