Venerdì 17 Dicembre 2010

Mele, coop unite
o è proprio la fine

TIRANO Unite o si muore. Spingono sull'acceleratore le tre cooperative ortofrutticole di Ponte in Valtellina, Villa di Tirano e di Tovo Sant'Agata per arrivare al più presto alla fusione. L'obiettivo dei tre presidenti Gianluigi Quagelli (Ponte), Giacomo Tognini (Villa) e Massimo De Luis (Tovo), riuniti a Tirano con i rispettivi consigli per la cena sociale, è di avere pronto entro il 15 gennaio uno studio di fattibilità, per partire a luglio con l'operazione che dovrebbe creare un'unica società, con un unico presidente e un unico consiglio. Un calendario molto ristretto, ma sul quale premono i vertici di tutt'e tre le cooperative, convinti che la strada della fusione sia l'unica percorribile se si vuole dare una chance di sopravvivenza al settore delle mele. «In Valtellina siamo stati i primi a parlare di fusione - spiega Gianluigi Quagelli, presidente della Cooperativa ortofrutticola di Ponte -. Con la società Melavì il conto economico delle tre cooperative è già unico, ma ora si tratta di fare un passo avanti verso la fusione in un unico soggetto». Il percorso non è scontato e non mancano le incognite. Il nodo principale da sciogliere è l'utilizzo delle strutture e in particolare la scelta di dove collocare la sala di lavorazione unica, verso cui dovrebbero convergere i circa mille soci che attualmente fanno capo a ciascuna delle tre cooperative. Tuttavia, in questa fase, all'esterno traspare soprattutto l'urgenza di accelerare il percorso di fusione. «È importante arrivare a metà gennaio con un progetto concreto - incalza Quagelli -. Sulla base di quello poi discuteremo, per renderlo concreto». Il presidente della cooperativa ortofrutticola di Ponte dice di avere già colto segnali positivi tra i soci delle tre cooperative, che assieme producono 300mila quintali circa di mele all'anno nelle diverse varietà. «Dai rispettivi consigli ho capito che c'è la voglia di fare in fretta - spiega Quagelli -. Devo dire che questo fatto mi ha un po' sorpreso, ma sono molto contento. D'altra parte o si va in questa direzione o si muore». Tra i vantaggi indicati da Quagelli (che è anche presidente del Consorzio Tutela Mele di Valtellina) nel processo di fusione c'è innanzitutto quello economico. Si è calcolato, per esempio, che l'unione delle tre cooperative in un unico soggetto consentirebbe di risparmiare dai 3 ai 4 centesimi al chilo. Un risparmio non da poco se si calcola che quest'anno le mele sono state pagate al produttore 25 centesimi al chilo. «La fusione ovviamente consente di alleggerire i costi e di trasferire i risparmi ai soci» sottolinea Quagelli. «La collaborazione è un processo senza ritorno - sottolinea Giacomo Tognini, presidente della Cooperativa frutticoltori di Villa di Tirano -. Non possiamo prescindere dalla collaborazione stretta». «Tutte le forze delle cooperative devono vertere a migliorare la retribuzione ai soci - interviene il numero uno della Cooperativa ortofrutticola Alta Valtellina di Tovo, Massimo De Luis -. Purtroppo il nostro è il settore che sta pagando più di tutti una crisi non spiegabile e imprevedibile». Ma la fusione non è l'unico obiettivo delle tre cooperative ortofrutticole presenti sul territorio. Altrettanto urgente è l'intervento in campagna. «Un altro discorso su cui bisogna insistere è il rinnovo degli impianti - dice Quagelli - che vuol dire estirpare e sostituire gli esistenti ma anche diversificare le varietà, per esempio diminuire le Golden a favore delle Gala». Per fare questo - chiedono con forza i presidenti delle tre cooperative - è indispensabile un intervento economico dalle istituzioni a sostegno dei frutticoltori. «Rinnovare un ettaro di impianti costa 50mila euro - cita qualche dato il presidente della Cooperativa di Ponte -. In Valtellina ce ne sono 800 ettari. I conti sono subito fatti».

l.begalli

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