Giovedì 25 Novembre 2010

Storica firma: «Le acque
ora sono in mano nostra»

SONDRIO Nessuno dei protagonisti stenta a definirlo storico. Non foss'altro perché il protocollo d'intesa firmato ieri al Pirellone rappresenta non soltanto il risultato di una battaglia partita da lontano - «5 anni fa » ricordano dallo Iaps -, ma perché è il primo del suo genere non soltanto in Lombardia ma anche in tutta Italia.
L'accordo secondo il quale la Provincia di Sondrio assume ufficialmente le competenze per pianificare gli usi dei corsi d'acqua che scorrono sul suo territorio e introdurre parametri che consentano un pieno rispetto della qualità delle acque e dell'ambiente circostante, il cosiddetto bilancio idrico, ha ottenuto finalmente il sigillo dell'ufficialità. E' legge. Una legge del territorio che vale più di quella regionale.
La firma era attesa da tempo, almeno da gennaio quando è stato approvato definitivamente il Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) che contiene il bilancio idrico. Ci sono stati ritardi, mediazioni, incontri, limature e, in mezzo almeno tre versioni diverse, ma ieri la firma del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni insieme a quella del presidente della Provincia Massimo Sertori e del segretario generale dell'Autorità di Bacino di Fiume Po Francesco Puma ha spazzato via ogni dubbio o «malevolo scetticismo» come lo ha definito il referente dello Iaps Sandro Sozzani.
«Se fino ad oggi le competenze di pianificazione sono state della Regione e la Provincia ha svolto compiti gestionali - ha detto Formigoni - con la firma di questo Protocollo vogliamo fare un passo significativo in termini di sussidiarietà. Viene infatti data ad un ente più vicino al territorio, e quindi più capace di capire quali sono le esigenze di coloro che lo abitano, la possibilità di decidere come gestire le acque e preservarne la qualità, oltre che di garantire che venga rispettata la volontà dei cittadini, in un'ottica di partecipazione e condivisione, sugli usi della risorsa idrica che la collettività ritiene più opportuni. La pianificazione provinciale delle acque, infatti, fornirà un ulteriore contributo di conoscenza rispetto a potenzialità e criticità del territorio. Sono certo che la Provincia saprà rispondere al meglio alla sfida, garantendo equilibrio fra rispetto dell'ambiente e uso delle energie rinnovabili».
Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente della Provincia Sertori, sorridente insieme a Ugo Parolo, che in qualità di assessore a palazzo Muzio ha seguito con grande attenzione la partita, al ritorno da Milano. «E' una giornata importantissima - ha detto - perché si conclude un iter che per noi, qui è iniziato quattro anni fa. Abbiamo finalmente quello che tecnicamente è definito un piano di settore e che tradotto in termini molto più semplici significa che abbiamo lo strumento per gestire le acque dei nostri torrenti che sono già stati ipersfruttati. Il bilancio idrico ci consente di trovare l'equilibrio tra l'uso dell'acqua a scopo idroelettrico e la tutela ambientale che è un aspetto fondamentale per la nostra provincia. Vale la pena ricordare che quando siamo partiti con la battaglia la Valtellina era presa letteralmente d'assalto: in giacenza 100 domandi di derivazione piccole e grandi». La soddisfazione del numero uno di palazzo Muzio è anche legata al fatto che si tratta del primo esempio del genere in Italia: «La nostra valle fa scuola - ha sottolineato -, fa da apripista per tutte le altre realtà sia da un punto di vista gestionale che da quello politico». Un aspetto quest'ultimo per nulla trascurabile secondo il presidente leghista della Provincia: «Il protocollo firmato a Milano è un esempio concreto di federalismo verticale. La Regione dà la possibilità al territorio di gestire le proprie risorse idriche, non è cosa di poco conto». Così come non è la capacità delle istituzioni di farsi carico delle istanze venute direttamente dalla gente, di cercare una risposta al disagio manifestato con quelle 45mila firme raccolte dai comitati di difesa nati spontaneamente per una mobilitazione popolare mai vista dai tempi della legge Valtellina.
Il consigliere regionale Ugo Parolo che tanto ha fatto nella sua vecchia veste di assessore provinciale sottolineando la grande soddisfazione per il risultato ottenuto ha voluto però gettare lo sguardo avanti. Verso il futuro immediato. «Con questa firma inizia una nuova sfida - ha buttato lì -. Ci è stata concessa l'autonomia gestionale, adesso dobbiamo essere capaci di applicarla. Dovremo continuare con le valutazioni oggettive che abbiamo sempre utilizzato. Le norme del bilancio idrico sono state scritte in modo restrittivo, ma con il monitoraggio previsto dal protocollo d'intesa potranno essere ricalibrate. Questa è la sfida, ma intanto i nostri fiumi sono salvi». E sempre in tema di sguardi in avanti Parolo ha sottolineato l'importanza della firma di Formigoni: «Il protocollo avrebbero potuto siglarlo gli assessori delegati - ha detto - e invece lo ha fatto il presidente in persona. Un'attenzione, una particolare sensibilità per le aspettative dei valtellinesi che è un buon auspicio per la partita del rinnovo delle grandi concessioni».
«Habemus pactus» ha esordito così parafrasando l'assai nota frase vaticana Sandro Sozzani che oltre allo studio del latino coltiva anche la passione civica per il territorio e per le sue acque.
E' stato lui, il referente dello Iaps (intergruppo acque provincia di Sondrio), ad annunciare la firma storica sotto il bilancio idrico segnando in rosso sul calendario la data del 24 novembre 2010 come si fa con le date che restano nella storia. «E questo è un risultato storico - ha sottolineato Sozzani senza nascondere gioia e soddisfazione - perché la provincia di Sondrio (anche nel senso di istituzione) si è riappropriata di un settore fondamentale per la sua realtà. E lo ha fatto grazie alla forza della mobilitazione popolare e alla straordinaria collaborazione tra il movimento e le istituzioni».
Una battaglia iniziata nel 2005 quando sono nati i primi comitati di difesa delle acque che poi si sono riuniti nello Iaps l'anno successivo. Un percorso che ha vissuto tappe fondamentali, come la visita della commissione del Senato a Sondrio grazie all'impegno di Gianni Confalonieri, che ha potuto contare su una nuova sensibilità verso il tema grazie allo studio pubblicato da Giuseppe Songini, «i cui dati sono stati per noi importantissimi» ha ricordato Sozzani, e che ha incontrato man mano personalità sensibili e il pensiero è andato al prefetto Sante Frantellizzi «il cui supporto - ancora Sozzani - è stato per noi decisivo. Lui ha fatto sue le nostre istanze dando loro forza e credibilità».
«Oggi si sconfigge anche lo scetticismo malevolo di chi ci ha accusati di essere troppo accomodanti - ha detto ancora il referente dello Iaps -. Noi non ci siamo preoccupati più di tanto dei ritardi nella firma, nonostante l'attendessimo da gennaio. La lealtà delle istituzioni l'abbiamo verificata fino alla fine». In realtà qualche tempo in carenza di protezione di norme c'è stato «ma anche senza intesa - le parole di Sozzani - i paletti del Ptcp erano insormontabili».
Adesso però la legge territoriale sulle acque è realtà. Ed ha una forza tale, come ricordano dallo Iaps, da superare sia la legge regionale che quella di bacino idrografico. Lo sancisce l'articolo 2 del patto siglato: «Il piano di Bacino idrico - si legge testualmente - costituisce lo strumento di pianificazione in materia di tutela e gestione delle risorse idriche, caratterizzato da un livello di maggior dettaglio rispetto ai relativi piani di settore sovraordinati sia a livello di bacino idrografico del fiume Po sia a livello regionale». Dunque una legge territoriale a tutti gli effetti. Ma c'è dell'altro che fa gioire i rappresentanti dello Iaps, «qualcosa di nuovo e di più qualificante» come lo definisce Sozzani e si tratta delle azioni di monitoraggio previste all'articolo 3 dell'intesa. «Un monitoraggio - spiega Sozzani - che non riguarda soltanto gli aspetti  strettamente idrologici, ma anche quelli morfologici. Che significa che gli alvei, anche quelli secchi, devono rimanere come sono. Si tratta di un'ulteriore garanzia da un punto di vista ambientale». Monitoraggi che dureranno tre anni e ai termini dei quali sarà possibile rivedere le norme del piano di bacino idrico. E le norme saranno riviste da tutti e tre i firmatari del patto, «chi firma giudica i risultati».
E ancora. Le norme previste dal piano di bacino si applicano anche alle domande giacenti e «la Regione d'intesa con l'Autorità di bacino e la Provincia di Sondrio - si legge ancora nel documento -, in relazione agli esiti del monitoraggio può definire misure specifiche per consentire il rilascio di concessioni di derivazione d'acqua a scopo idroelettrico in relazione al loro carattere strategico finalizzato al raggiungimento degli obiettivi delle direttiva europea e/o previsti da strumenti di programmazione negoziata». Dove Sozzani punta l'attenzione sulle parole «strategico» e «direttiva europea» «perché nessuno giudichi ambiguo questo passaggio».
Ma nel giorno della firma del protocollo lo spazio per le polemiche o per i pensieri negativi è bandito. «Per la prima volta la gente di Valtellina si muove ed ottiene, questo richiede un brindisi» chiude Sozzani.

l.begalli

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