Mercoledì 24 Novembre 2010

L'artista che ha trasformato
Berlusconi in una saponetta

CASTIONE Il grasso del Premier made in Castione. In questi giorni (sino al 28 novembre) è esposta al Museo d'Arte Contemporanea Migros di Zurigo, ma dalla sua creazione, - 2005 - la saponetta “Mani pulite” non ha mai smesso di far parlare di sé.
Lo conferma il suo autore, Gianni Motti classe 1958, svizzero d'adozione (da parecchi anni vive a Ginevra) ma nato in Valtellina. «Sono di Castione, dove vive ancora mia mamma e dove torno almeno tre, quattro volte all'anno. Parlo anche il dialetto, che mi ricorda di essere nato qui», conferma Motti che più dell'idioma locale è impastato in un linguaggio artificiale misto fra italiano francese, inglese e spagnolo.
E non potrebbe essere altrimenti per questo cittadino del mondo, eclettico artista situazionista, attivista, performer goliardico conosciutissimo all'estero, meno a casa nostra, dove cinque anni fa è balzato agli onori delle cronache proprio per quella saponetta realizzata con il materiale di scarto (il grasso) di una liposuzione a cui si è sottoposto Silvio Berlusconi.
La liposuzione sarebbe stata eseguita nell'estate del 2004 nella clinica svizzera “Ars Medica” di Gravesano, nel Ticino. L'opera poi è stata venduta ad un collezionista privato per la modica cifra di 22.500 franchi, ma è di nuovo in mostra in questi giorni a Zurigo.
«Ogni volta che viene esposta fa rumore - dice Motti - l'ha sempre fatto. E' un'opera non contro Berlusconi, ma su Berlusconi. Era l'epoca in cui il premier era stato assente per qualche settimana dalla scena pubblica, si pensava fosse malato, invece era in Svizzera. Mi chiesero di partecipare  a una mostra su “L'arte e il corpo”, colsi al volo l'occasione. Volevo condensare in un pezzo e in un titolo forte questa sorta di reliquia che vedo a metà fra Meneghino e Lenin, questo grande artista di body art che ha sempre fatto la sua politica con l'ossessione del corpo, senza nasconderlo, e facendola diventare anche la nostra ossessione: prima di lui in quanti sapevano cos'era la liposuzione, il lifting?».
Ma le sue "Mani pulite" sono solamente una delle provocazioni che Motti ha disseminato in giro per il mondo, «dove ogni artista si deve muovere. Torno poco in Italia dove l'esperienza dell'arte è troppo locale, si spendono troppi soldi per il patrimonio e si dà poco spazio alla sperimentazione artistica, ci si affida a pseudo intellettuali da tv modello casalinga, come Sgarbi, e si taglia fuori chi di arte ne capisce veramente».
E ancora: «Gli artisti fanno l'arte della loro epoca. Oggi, in questo mondo incasinato non si fanno più quadri né sculture, ma si utilizzano altre firme istallazioni, performance… Per me è nato tutto quando da ragazzo ai tempi della scuola con un prete sono stato a Milano a una mostra, su Manzoni. Pensavano si trattasse di Alessandro lo scrittore, invece era Piero. Arrivati vedemmo le "merde d'artista", scappammo, ma io ne rimasi impressionato e da allora è partita la ricerca del portare qualcosa sempre di nuovo».
L'ultima in ordine di tempo è avvenuta un mese fa in Belgio, ospite per un'esposizione.
«Arrivato in aeroporto mi sono accorto che era la prima volta che visitavo quel Paese. Quindi ho chiesto ai galleresti che mi sono venuti a prendere del cemento fresco, ci ho lascito un'impronta del piede poi colata nel bronzo: in galleria vogliono gli artisti, i nomi, e io ho lasciato la mia testimonianza: come dire, qui ci sono passato».
Per capire quello che fa Motti, divertentissimo autore di sangue valtellinese, basta dare un occhio solamente ad alcune delle sue produzioni artistiche realizzate con un'infinità di linguaggi diversi. 
Il 29 luglio 1989 a Vigo, in Spagna, appare tra i necrologi quello di Gianni Motti. Il corteo funebre con bara aperta si incanala nella processione per la festa di Santa Maria e ne diviene parte centrale.
Al cimitero, vicino alla fossa, il morto si alza e scappa inseguito dalla folla di fedeli che gridano al miracolo. Pezzi della bara verranno venduti all'asta come reliquie.
Il 7 novembre 1997 interviene all'assemblea dell'Onu al posto dell'assente delegato indonesiano. Prende la parola in favore delle minoranze etniche. Alcuni delegati delle popolazioni indo-americane lo appoggiano abbandonando l'aula per protesta. La seduta verrà sospesa.
Nel 2002, all'Helmhaus di Zurigo, nasconde insieme al collega Christoph Büchel e seguito da un notaio, un assegno da 50mila franchi svizzeri, cioè il budget assegnatogli per la mostra, nella galleria vuota e indice una caccia al tesoro tra gli spettatori. Il sindaco farà chiudere l'esibizione subito dopo l'inaugurazione.
Nel 2004, in occasione della visita di Bush a Parigi per l'anniversario dello sbarco in Normandia, Motti prende posto tra gli spettatori della semifinale del torneo di tennis Roland Garros indossando una busta gialla in testa in segno di protesta verso le torture dei prigionieri di Abu Graïb.

l.begalli

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