Venerdì 29 Ottobre 2010

Industria valtellinese:
una frenata brusca

SONDRIO Un frenata, brusca e significativa, per l'industria valtellinese. Rallenta la produzione industriale, a un ritmo metà del dato regionale, meno posti di lavoro e una prospettiva che sembra mettersi tutta in salita, raffreddando decisamente gli entusiasmi di una ripresa che si sperava andasse via via consolidandosi. L'indagine congiunturale diffusa dalla Camera di commercio di Sondrio - report curato da Maria Chiara Cattaneo con la collaborazione di Antonella Morelli - lascia oggi deboli spiragli di ottimismo, quanto meno ogni segnale che fino alla fine di giugno veniva interpretato come spunto di ripresa, oggi si è decisamente raffreddato. Anche perché in questo periodo dal settore terziario-alberghiero i segnali più immediati non volgono al bello: per il turismo gli arrivi registrano un aumento rispetto al secondo trimestre, ma continua la tendenza di una leggera riduzione delle presenze: soggiorni sempre più brevi erodono ogni weekend il tempo di permanenza media negli alberghi della Valle. Resta poi l'occupazione a preoccupare: la cassa integrazione è tornata ad aumentare, soprattutto per l'industria, settore per i quale il saldo dei posti di lavoro è tornato negativo, dopo un +2,2% ad un -0,36%.
Un quadro, però, non sta affatto pregiudicando la prospettiva e le attese degli imprenditori. Anche se con una distinzione netta: da parte degli industriali le aspettative restano positive per tutte le variabili registrate dall'indagine, dalle stime di previsione alle esportazioni e fatturato. Mentre con molto meno ottimismo viene giudicato e stimato l'evolversi della situazione congiunturale futura per le piccole imprese artigiane del manifatturiero, secondo cui le valutazioni espresse sono tutte negative, dopo essere state, almeno fino alla fine di giugno, decisamente positive.
Una situazione, quindi, quella che emerge ancora molto incerta. A cominciare dall'industria. Un rallentamento degli ordini legati ai mercati esteri rispetto al ritmo del primo semestre - dal +6% del primo trimestre al 4,31% fra aprile e giugno, per crollare fino ad un debolissimo +0,51% degli ultimi tre mesi -. Lo stesso crollo per gli ordini interni, passati da un +4,6% di fine marzo a un +2,3% di fine settembre. Un rallentamento - pur mantenendo il segno positivo - che riguarda sia gli ordini interni sia gli ordini esteri che «sarà da monitorare - nota l'ufficio studi dell'ente camerale - nei periodi successivi per verificare poi che questo aumento si rifletta sul fatturato nei prossimi periodi». La produzione resta comunque ancora positiva anche se rallenta e anche gli ordini mantengono variazioni positive rispetto allo stesso periodo 2009: gli ordini interni crescono ancora più di quelli esteri che invece confermano un dato positivo sia pure con un leggero rallentamento. In frenata anche il fatturato, che dopo un picco del +5,12% di fine giugno, a fine settembre risultava ancora in crescita ma di un più contenuto +4,5%. La linea di trend del fatturato totale, del ersto, sostanzialmente coincide con quella del fatturato interno a conferma del maggiore peso di quest'ultimo sul totale.
In frenata ulteriore, il tasso di utilizzo degli impianti, (da 54,03 a 47,89) dato strettamente collegato alla riduzione nella produzione industriale.
E se l'industria presenta segnali di preoccupazione, pagando probabilmente proprio ora, i veri effetti della crisi congiunturale sul territorio, le piccole imprese artigiane non nascondono l'affanno con cui stanno tentando di scrollarsi di dosso i freni per approfittare della ripartenza: così a fine settembre il settore poteva vantare una ripresa della produzione, se non altro dopo sei mesi di segno negativo torna a rivedere un +0,42% di crescita, ma deve fare i conti con un vero e proprio crollo degli ordini interni, fino al -7%, e uno dell'export con un altro pesante -3,14% che si aggiunge al già negativo -1,77% di fine giugno.

l.begalli

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