Venerdì 29 Ottobre 2010

Discarica abusiva a Cepina:
«E' solo la punta dell'iceberg»

VALDISOTTO Il sequestro della discarica abusiva avvenuto nei giorni scorsi in Alta Valle, a Cepina, dove il Corpo forestale dello Stato e la Guardia di finanza sono intervenuti per mettere i sigilli attorno a un'area di seimila metri quadrati circa utilizzata per il deposito illegale di sabbia e altri materiali di scarto, è forse il caso più eclatante ma purtroppo non l'unico in provincia di Sondrio di gestione irregolare di rifiuti. È soltanto la «punta dell'iceberg», per dirla con il comandante provinciale della Forestale e vicequestore aggiunto Andrea Turco, al di sotto della quale c'è un «sommerso» che le forze dell'ordine stanno cercando di portare a galla, con notevole impiego di uomini e di mezzi.
Perché se il problema in Valtellina fortunatamente non riguarda lo smaltimento di rifiuti pericolosi, e quindi potenzialmente nocivi per la salute, è pur vero che il «malcostume» di gettare illegalmente i materiali di scarto provenienti dai cantieri o di riutilizzarli per produrre cemento, riempire buche o fare sottofondi stradali, bypassando la legge, è molto diffuso sul territorio e difficile da sradicare. Da qui la necessità di intervenire più duramente su questo fronte, che spesso rappresenta un'area grigia nella quale fare luce e trovare responsabilità.
«Il fenomeno non è localizzato in un'area soltanto - conferma il comandante Turco - ma generalizzato e di ampio respiro». La tendenza riscontrata dalle forze dell'ordine, e sulla quale si stanno concentrando le indagini, è quella di aggirare i costi per lo smaltimento e per il recupero dei materiali provenienti dall'edilizia - ma anche dagli altri settori, dove si utilizzano per esempio legno e ferro -, in parte occultando i rifiuti e in parte reimpiegandoli illegalmente per altre attività. In pratica, materiali di scarto come cemento, ferro, tubi di plastica anziché essere smaltiti come prevede la legge finiscono nel ciclo sommerso, col doppio vantaggio - per chi lo attua illegalmente - di non dovere affrontare le spese di smaltimento e di non pagare le tasse, dal momento che il materiale reimpiegato abusivamente non viene registrato, quindi niente fattura e niente Iva.
«È ovvio che i risvolti finanziari del fenomeno sono consistenti, per questo stiamo operando a stretto contatto con la Guardia di finanza» spiega il comandante provinciale del Corpo forestale dello Stato. Un impegno congiunto che sta dando buoni risultati, come dimostra il sequestro dei giorni scorsi. «L'episodio di Cepina ha fatto scalpore per le dimensioni, visto che sono stati messi i sigilli attorno a un'area di circa 6mila metri quadrati - prosegue Turco -, ma nell'ambito della nostra attività di controllo stiamo monitorando varie situazioni sul territorio».
Un'attenzione costante da parte delle forze dell'ordine, che se non sempre sfocia in azioni eclatanti come quelle dell'altro giorno, serve a contrastare efficacemente i reati contro l'ambiente e il paesaggio, tanto più odiosi in territori a vocazione turistica come quelli della Valtellina e della Valchiavenna che dovrebbero avere la massima attenzione su questo genere di ferite che lacerano il territorio.
«Anche se non c'è nulla di allarmante sotto il profilo della salute pubblica, ci troviamo davanti a un malcostume diffuso che va contro la legge, per cui assieme alla Guardia di finanza ci stiamo dando da fare per contrastare il fenomeno. L'area che abbiamo sequestrato a Cepina era la punta dell'iceberg ma sotto c'è un sommerso che piano piano stiamo portando a galla». Insomma, attendiamoci nuovi sviluppi.

l.begalli

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