Venerdì 29 Ottobre 2010

Le opere di Pigoni
in mostra a Milano

SONDRIO Prima erano le relazioni fra le singole persone, ora sono i movimenti delle masse. Prima erano il pieno e il colore, ora è la ricerca del vuoto, in cui i pochi segni sono traiettorie energetiche con un moto perennemente ascensionale verso stati energetici più puri, relativamente inalterabili da influenze esterne. Minimo comune denominatore: il cemento, il materiale conosciuto in India dal forte valore simbolico ed, ora, entrato a pieno nella sua produzione. Bastano queste coordinate per presentare “Cementi” la mostra che Daniele Pigoni, artista di Sondrio, ha inaugurato mercoledì nella prestigiosa sede del ristorante “Orti di Leonardo” in via Aristide De Togni a Milano. Una sfida per Pigoni, anima discreta, che ha deciso che fosse venuto il momento di «far girare le opere», come svela egli stesso. Con il supporto di Fernando Gianesini si rendono disponibili le sale del noto locale milanese, gestito da Angelo e Valentina Franzini, dove, per tre mesi, le sculture di Pigoni allestite da Walter Fioroni potranno essere ammirate. Il titolo “Cementi” riassume la produzione degli ultimi tre anni con un processo evolutivo che le stesse operano rivelano. In Taj Mahal Pigoni cerca di sottolineare i rapporti dei corpi fra di loro e rispetto al luogo e quindi al contenitore entro il quale essi si trovano ad interagire. C'è un grande nucleo centrale verso il quale i corpi tendono ad avvicinarsi, sia pur inconsapevolmente. Le due grandi ali sospese a forma concava entro le quali i corpi si trovano alludono ad un “galleggiamento”, ad una sospensione che accentua la differenza con la simmetria del luogo. In Bad boyz a Pigoni non interessa più l'interazione di persone rispetto ad un pensiero, invece egli visualizza le manifestazioni di energia con andamento ascendente.  Nelle serie Souls «le linee sono una traccia del loro percorso spirituale – scrive Rino Bertini, curatore del catalogo -. Sono molte e seguono un andamento più o meno parallelo. Mentre nei lavori precedenti le interazioni tra i corpi ed il rapportarsi di essi con elementi esterni, generavano traiettorie, geometrie o anche solo leggere deviazioni rispetto ad un proprio asse, e questo soprattutto spazialmente, qui l'analisi si sposta su un piano diverso, animistico, più profondo e soprattutto la scala temporale è molto più vasta; copre tutta l'esistenza, forse più di una». In Alternation si gioca con i vuoti, non più con la “nostra” storia. «Studio la massa, mi infilo nella moltitudine di anime – racconta l'artista - di cui mantengo solo il simbolo della fisicità che sono le zigrinature e l'andamento dell'anima che sono le incisioni verticali». Opere che sottendono un intenso lavoro emotivo, ma anche una quasi repentina azione. «Non faccio più uno schizzo o un disegno predeterminato – dice ancora Pigoni -. Molte cose vanno a fuoco mentre le eseguo e allo stesso modo molte altre si materializzano affiorando dal subconscio».

l.begalli

© riproduzione riservata