Mercoledì 13 Ottobre 2010

"Spagnolatti non deve
tornare in carcere"

 Il Tribunale del Riesame - come da prassi - si è riservato di decidere, ma se anche la sentenza fosse sfavorevole all'indagato, le porte del carcere per Luca Spagnolatti non si riaprirebbero nel giro di pochi giorni, dal momento che la difesa potrebbe ricorrere sino in Cassazione.
Non sono quindi attesi verdetti eclatanti né immediati dal giudice che ieri a Milano si è trovato tra le mani il fascicolo relativo all'appello presentato dalla procura della repubblica di Sondrio contro la scarcerazione dell'ex manager di Eventi Valtellinesi che dallo scorso sette agosto è agli arresti domiciliari dopo un lungo periodo (quasi nove settimane) di detenzione preventiva in carcere
La procura era e resta convinta che l'indagato - a Spagnolatti vengono contestati i reati di peculato e truffa aggravata ai danni della Regione Lombardia nell'ambito della maxi inchiesta che fa perno sulla Cm di Morbegno - sia in grado di inquinare le prove raccolte a suo carico dal momento che si sarebbe dato da fare per avvicinare persone coinvolte nell'inchiesta, almeno stando a una recente informativa degli inquirenti.
Ieri a Milano, i due legali difensori Giammarco Brenelli e Maurizio Gerosa, hanno sostenuto con forza le ragioni che spinsero il Gip Fabio Giorgi a scarcerare Spagnolatti. Il giudice di Sondrio aveva concesso la misura meno restrittiva dei domiciliari anche in virtù «del grande rilievo pubblico che l'indagine ha avuto» e quindi dell'effetto demolitorio che questa pubblicità ha determinato sugli indagati». E a sostegno del fatto  che Spagnolatti non ha più modo di inquinare le prove, i due avvocati portano le dimissioni dell'ex manager da Eventi e citano anche le misure via via sempre più blande che sono state prese nello spazio degli ultimi mesi da «diversi Gip (quattro, ndr) che hanno che revocato o sostituito le misure cautelari non certo per il semplice decorso del tempo dall'applicazione della misura, ma valutando altri elementi, comuni a tutti gli indagati, idonei a indurre un mutamento della complessiva situazione cautelare».
Del resto secondo gli avvocati la carcerazione preventiva «non ricorre soprattutto nel caso di una singola società (Eventi Valtellinesi) e di un accusato per fatti di peculato e truffa ben delimitati (alcuni dei quali di modestissima portata». Di diverso parere il Pm Stefano Latorre che considera invece Spagnolatti «uno che si è autodefinito imprenditore e come tale si appropriava dei benefit e di premi di produzione che faceva erogare da Eventi per remunerare il suo lavoro».
I legali ridimensionano il quadro accusatorio e tengono a sottolineare che il peculato contestato a Spagnolatti si riduce al valore di poco più di duemila euro: 2.245,90 per la precisione: 1.551,31 per cene varie (da suddividere con Passamonti; 450 per cravatte (le famose cravatte Marinella che l'ex manager e l'ex presidente di Cm avevano acquistato in una trasferta a Napoli) e 244 euro per tavolette di cioccolato e tagli di carne probabilmente destinate a una grigliata agostana. «A siffatta scandalosa somma si aggiungono secondo il Pm 66000 euro, peraltro regolarmente indicati in contabilità e fatturati, derivanti dai famigerati premi di produzione, corrispondenti a più annualità di lavoro in favore di un direttore generale con stipendio di duemila euro mensili. Questo sembrerebbe criminoso in relazione a una natura pubblica della società ancora tutta da dimostrare ma, per quanto rileva ai fini prettamente cautelari, il dato fattuale è pacifico e le poste contabili non sono alterabili da chicchessia».
Insomma, i legali Brenelli e Gerosa sottolineano il fatto che le indagini sono poi virtualmente concluse: durano da oltre 15 mesi e la società di Eventi è stata ribaltata come un calzino ben prima dell'iscrizione dell'indagato e per essere ancora più convincenti ricordano le tappe salienti di quest'inchiesta che hanno portato all'arresto di sei amministratori e di una libera professionista: «Il primo verbale di sequestro di atti relativi alla società risale al 10 ottobre del 2008, nel marzo del 2009 è stata perquisita l'abitazione di Spagnolatti a cui nel giugno scorso sono anche stati congelati tutti i beni e sequestrati i conti correnti e i dossier titoli».
«In questo contesto investigativo - concludono gli avvocati - diviene quasi paradossale allegare rischi per la prova magari richiamando lo spauracchio un po' onirico delle schede telefoniche svizzere di facile reperibilità».

a.marsetti

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