Lunedì 11 Ottobre 2010

L'inchiesta in Valtellina:
c'è una pista svizzera

SONDRIO Un presunto giro di fatture false per incamerare soldi in nero. Una truffa bell'e buona che - secondo la procura di Sondrio - non avrebbe riguardato solo la Valtellina, ma addirittura potuto coinvolgere anche un professionista svizzero: Davide Gai, presidente della Gai & Partner di Lugano che ebbe modo di lavorare per Eventi Valtellinesi di Morbegno. Di qui la richiesta di rogatoria internazionale che il sostituto Stefano Latorre ha già provveduto ad avanzare ai colleghi oltre confine: «Confermo. Nell'ambito di questa complessa indagine è sorta, a seguito delle dichiarazioni rilasciate da alcune persone, l'esigenza per la procura di sentire alcuni cittadini svizzeri, in relazione ad alcune fatture emesse a carico di società italiane che si sospettano essere false, in quanto emesse al solo scopo di consentire ad indagati italiani di percepire somme indebitamente».
Latorre parla di «cittadini svizzeri», facendo così riferimento a più persone. Due i nomi che emergono dai verbali degli interrogatori: Davide Gai, l'esperto di informatica che ad Eventi Valtellinesi fece una fattura da 65mila euro, ancor oggi non pagata, e la sua stretta collaboratrice, Simona, citata da Spagnolatti in un interrogatorio.
Prima dei dettagli, una premessa: i rapporti tra Gai e gli enti della Bassa Valle coinvolti in quest'inchiesta risalgono a diversi anni fa, quando il manager di informatica ticinese fu invitato alla Fiera del Bitto. Luca Spagnolatti chiese poi a Gai di utilizzare la sua sede di Lugano. Gai acconsentì affittando alcuni spazi al Consorzio Porte di Valtellina che - a quanto pare - per quell'ufficio di rappresentanza all'estero prese pure contributi dalla Regione Lombardia. I morbegnesi più volte si recarono a Lugano: Silvano Passamonti, Luca Spagnolatti, Salvatore Marra e Valter Sterlocchi si trovarono a varcare il confine. I rapporti con gli svizzeri del resto non mancavano in quegli anni, anche in virtù dei numerosi progetti Interreg, uno dei quali - "girar per rustici" - fu appunto mutuato dai ticinesi e attuato nel Morbegnese. Chiusa parentesi.
Nel 2008 Spagnolatti contattò la Gai & Partner «a cui chiesi - si legge nel verbale di Spagnolatti - uno studio di fattibilità per un progetto di collegamento digital devide (per garantire la copertura internet in Bassa Valle, ndr.) che avrebbe dovuto essere calibrato sull'intero territorio comprensoriale. Preciso che non ho mai redatto alcun contratto, ma commissionato il lavoro sulla parola, stabilendo un corrispettivo tra i 50 e i 60mila euro a seconda dei sopralluoghi tecnici che avrebbero dovuto effettuare. Nell'aprile del 2008 ho ricevuto la fattura e il progetto ma, per varie vicissitudini è nato un contenzioso con la società svizzera e non ho mai pagato, né saldato, né anticipato alcun importo in merito alla prestazione . Recentemente - ha dichiarato Spagnolatti quando ancora non era indagato ma solo persona informata dei fatti - ho proposto a Gai la liquidazione della prestazione per una somma di denaro non superiore ai 15mila euro per transarla. Del resto il progetto che mi aveva mandato non era calibrato sulla realtà locale nostra e per di è più in quel periodo stava nascendo il progetto wi-max che avrebbe portato la banda larga in tutta la Provincia di Sondrio».
Fin qui sembrerebbe un rapporto di lavoro nato male (non si commissiona un progetto da 60mila euro senza nemmeno un contratto con clausole ben precise), e finito peggio (quando c'è una contestazione di tale portata si fa tutto per iscritto, non a voce).
In realtà c'è chi ha rivelato retroscena tali da spingere la procura a volerci vedere chiaro. Il super teste è Valter Sterlocchi (assessore nell'ex vertice dell'ente montano indagato per concorso in truffa ai danni della regione lombardia) che in un recente incontro ha raccontato al sostituto procuratore di aver avuto notizia - direttamente da Gai - di una proposta che Spagnolatti avrebbe fatto al manager elvetico per coinvolgerlo in quella che avrebbe tutta l'aria di essere una truffa: Spagnolatti avrebbe pagato per conto di Eventi quei 65mila euro, in cambio però Gai gliene avrebbe dovuti ridare indietro quasi la metà. Gai - scandalizzato dal genere di "affare" - dopo avergli dato il due di picche si sarebbe sentito rispondere che non avrebbe più visto nemmeno un centesimo della fattura regolarmente registrata da Eventi.
Per Spagnolatti e Passamonti - intercettato in una telefonata mentre parla della fattura elvetica con Spagnolatti - le cose non starebbero proprio così. Anzi. «Nel dibattimento - afferma il legale Giammarco Brenelli - vedremo come questo Gai in realtà ha tentato di vendere in Valtellina, anzi ha riciclato un vecchio progetto che aveva predisposto per il Ticino. Per questo motivo Eventi ha contestato per iscritto il lavoro e conseguentemente non ha mai pagato la fattura del signor Gai, il quale ha invece tentato una transazione a posteriori con una richiesta di un minore importo, che nemmeno in quel caso è stato pagato».
E aggiunge: «Speriamo che il Pm richieda anche una rogatoria in Svizzera per scovare i conti di Spagnolatti, o qualche altro tesoretto o partecipazioni in società... Così si vedrà che Gai - o chi per lui o qualche super testimone - è semplicemente un calunniatore... Magari su questo la procura potrà in seguito aprire un fascicolo...».
Davide Gai, da noi interpellato, si limita per ora a un “no comment” in attesa della rogatoria, ma conferma che nei suoi vecchi uffici della società "Ticino Informatica" il Consorzio Porte di Valtellina aveva la possibilità (sancita da un regolare contratto di affitto) di usufruire della sala riunioni e di un servizio di segreteria e reception. Nulla dice riguardo al lavoro svolto per Eventi Valtellinesi e a quella fattura da 65mila euro.
La Procura, come detto, vuole vederci chiaro e per questo vuole convocare la Gai &Partner a Sondrio con tanto di documentazione fiscale al seguito. Il Pm è convinto che quella fattura sia falsa, così come il progetto svolto da Gai & Partner sia stato una sorta di paravento per mascherare una presunta truffa: Eventi avrebbe pagato lo svizzero con fondi pubblici, parte dei quali sarebbero rientrati nelle tasche di Spagnolatti, lasciando a Lugano una lauta "mancia" per il disturbo della Gai & Partner. Il contenzioso sorto tra le parti, per la procura altro non sarebbe che un modo per depistare gli inquirenti: venuti a sapere dell'inchiesta in corso i morbegnesi avrebbero interrotto i rapporti oltre confine nel timore di aggravare la loro posizione.
Sull'argomento verranno di certo nuovamente sentiti - oltre a Passamonti e a Spagnolatti - anche Salvatore Marra, l'ex direttore generale che si recò a Lugano per visitare una mostra di informatica e in quell'occasione si fermò a parlare con Davide Gai. Di ritorno, telefonò a Passamonti rassicurandolo che la situazione si era aggiustata. «E' tutto a posto», disse. A quanto pare non è così.

l.begalli

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