Venerdì 01 Ottobre 2010

Passamonti ai domiciliari
è tornato a casa a Bema

Silvano Passamonti è tornato a casa, a Bema, agli arresti domiciliari. Erano poco dopo le 16, quando ha fatto rientro a Bema, il suo paesino, accolto dai familiari e da un gruppo di cittadini - in tutto 16 persone - che lo hanno salutato con un battimani. Passamonti è sceso dal mezzo della polizia penitenziaria, scortato dagli agenti, davanti all'abitazione dove lo attendevano la moglie e due dei tre figli (la figlia più grande ha iniziato da poco i corsi universitari). L'ex presidente della Comunità montana di Morbegno è apparso sereno: pullover azzurro, un po' dimagrito ma non sbattuto e soprattutto felice di ritornare a casa, da dove mancava da 107 giorni. Dopo 108 giorni di carcerazione preventiva. Così ha deciso dunque il giudice per le indagini preliminari, Fabio Giorgi. «Pur sussistendo gravi indizi di colpevolezza, le esigenze cautelari si sono attenuate», scrive il giudice nell'ordinanza notificata ieri.
I suoi beni restano tutti sotto sequestro, compresi i conti correnti. Non può usare il telefono, non può vedere nessuno. Può solo rimanere nella sua casa in via Roma al 56.
Era stato arrestato all'alba del 15 giugno per corruzione, concussione, peculato e truffa aggravata ai danni della Regione Lombardia, e nella convinzione che il fulcro del "sistema" smascherato in Bassa Valle fosse proprio lui: Passamonti ideatore di Eventi valtellinesi, la «società Bancomat» diretta da Luca Spagnolatti che oltre a finanziare vizi privati avrebbe "munto" la Regione Lombardia incassando soldi non dovuti (di qui il concorso in truffa con Giacomino Rebuzzi e i vertici dell'allora Cm); Passamonti "regista" dell'"operazione Cercino" (a cui avrebbero collaborato anche l'ex sindaco Renzo Barona, l'ex segretario comunale Franco Gusmeroli e l'ex direttore generale della Cm Salvatore Marra) che lo ha visto proporre "chiavi in mano" all'imprenditore Galperti in cambio di 220mila euro (incassati dalla società Vimos creata con la Simona Vitali) l'area su cui ha costruito il suo capannone. Le indagini in questi tre mesi hanno visto sfilare in procura (che farà appello contro la scarcerazione) amministratori e professionisti alcuni dei quali - vedi Giovanni Orietti - hanno certamente aggravato la posizione dell'ex presidente della Cm. Lui, dal canto suo, «tutto quello che aveva da dire lo ha detto», ribadiscono i suoi legali Giammarco Brenelli e Maurizio Gerosa che dopo aver presentato l'ennesima istanza attendevano l'ordinanza del Gip, ma non si aspettavano certo il parere contrario del pubblico ministero Stefano Latorre. I legali hanno appreso della scarcerazione «senza particolare soddisfazione perché si ritiene che la custodia in carcere è stata fin dall'inizio smisurata rispetto ai fatti contestati che sono inutilmente enfatizzati e che riguardano funzioni e natura delle società sottoposte a forzatura interpretativa».

l.begalli

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