Martedì 28 Settembre 2010

Guide alpine in allarme:
«Così muore il turismo»

BORMIO Il Consiglio provinciale è chiamato oggi ad approvare i piani di gestione delle aree Sic (Siti di importanza comunitaria) e le guide alpine valtellinesi lanciano l'allarme: «Se passa il provvedimento, il turismo muore».
Il monito è contenuto in un documento firmato dal presidente delle Guide alpine italiane, Erminio Sertorelli, e sottoscritto da una decina di professionisti della montagna, fra cui il collega lombardo Gianantonio Moles, Giancarlo Lenatti guida alpina Valmalenco, Marco Confortola (Valfurva), Emanuele Gianera (Valchiavenna), Mario Vannuccini (Valmasino), Giuseppe Bormolini (Livigno), Daniele Fiorelli (Valmasino), Tullio Faifer (Bormio), Mario Mottini (Livigno) e Matteo Galli (Livigno). «Le regole che caratterizzano queste zone sono particolarmente penalizzanti nei confronti di chi intende frequentare la montagna in tutte le sue forme ed espressioni» denunciano le guide. «Negli ultimi anni - spiegano -, l'unico settore in crescita del turismo invernale montano è quello che riguarda le attività in ambiente naturale, al di fuori delle piste controllate e omologate: escursioni sci alpinistiche, free ride e fuoripista, ciaspole, cascate di ghiaccio e le ricerche di mercato confermano che questa crescita è destinata a proseguire con numeri molto importanti».
Per questo le guide alpine si rivolgono agli amministratori per chiedere: «Vogliamo essere una provincia presente nel campo turistico? Siamo consapevoli che penalizzare queste attività significa penalizzare tutto il comparto? Di fronte a tali divieti, come pensate possano reagire i turisti che intendono praticare queste attività? Se si intende proseguire sulla strada dei divieti e delle proibizioni - precisano con una vena polemica - sarebbe bene avvisare gli operatori turistici che così possono fare le scelte professionali più opportune; se si affrettano, il posto per qualche capannone in Valle c'è ancora! Bisognerebbe anche comunicare questa decisione ai nostri potenziali ospiti in tempo opportuno, affinché possano rivolgere la loro attenzione ad altre località alpine che non solo permettono queste attività, ma anzi le favoriscono».
Sertorelli e colleghi non hanno dubbi: «Dalla decisione di oggi passa una scelta che condizionerà il futuro della Valtellina: vogliamo “fare turismo” o pensiamo sia meglio fare altro? La responsabilità della decisione va ben oltre la salvaguardia delle specie endemiche, a meno che chi ha deciso di “vivere in e di montagna” abbia meno diritti di chi ha preso altre strade». E chiudono così: «Si abbia l'onestà e il buon senso di non sostenere che quella dei Sic possa essere una scelta ecologica. Troppi fatti sotto gli occhi di tutti dimostrano che le scelte ecologiche devono essere ben altre».

l.begalli

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