Venerdì 24 Settembre 2010

Scuola, un'«onda» a Sondrio:
in duemila protestano in strada

SONDRIO Torna l'«onda» e anche questa volta invade le strade di Sondrio. Un'onda che non si arresta e che spazza via tutti i timori degli organizzatori alla vigilia di una protesta che con molta probabilità rimarrà scritta nella storia della scuola provinciale.
Da anni Sondrio non vedeva una mobilitazione di tale portata. E sono proprio i numeri a confermarne l'eccezionalità e la legittimità delle richieste sul tappeto: duemila gli studenti scesi ieri in sciopero per dire «no» alla riforma Gelmini, alle lezioni da 60 minuti e rivendicare quelle da 50. Ma non solo: anche per  un sistema di trasporti adeguato che si coniughi con i tempi scolastici.
Ma l'onda non si ferma e oggi lo sciopero continua. Ad oltranza: ognuno fuori dal proprio istituto in segno di protesta. Si andrà avanti così, finché dall'alto non arriveranno risposte concrete: «Fatti, non parole, vogliamo» l'opinione condivisa da tutti quelli che ieri hanno scelto di non seguire le lezioni.
Impressionante vedere già dalle prime ore del mattino via Tirano, nei pressi del campus scolastico dove si sono dati appuntamento, letteralmente invasa dall'onda di giovani. Sono arrivati da tutte le parti e da tutti gli istituti. Chi da Tirano è sceso dal treno ed in classe non è entrato. Chi da Morbegno, chi dall'Alta Valle e dalla Valchiavenna. Uniti, compatti, guidati da chi questo sciopero l'ha fortemente voluto, ma soprattutto organizzato. In testa al corteo i maturandi della V B dell'Iti Mattei: in regia Andrea Pera, Luca Speziali, Luca Miceli, Daniele Fiorillo e gli altri compagni di classe. Sono loro che dettano il tempo e che danno il la agli slogan.
Sono loro che danno indicazioni e raccomandazioni prima di partire: «Niente atti vandalici, niente parolacce né insulti. La nostra è una manifestazione pacifica».
A scortarli gli uomini della Questura e i vigili del corpo municipale.
Alle 8.30 il corteo parte: un boato, un urlo a 2000 voci che fa venire i brividi tanto è potente. Chi con il fischietto in bocca, chi con i tamburi, anche le vuvulezelas colorate spuntano tra la marea umana. E pure le trombe da stadio a scandire il ritmo. Non mancano i campanacci.
Prima tappa, davanti alla questura. Sono le 8 e 50. L'onda si ferma e si fa sentire.
Riparte verso la caserma dei carabinieri, dove la manifestazione si concede una breve sosta. Gli slogan si rincorrono e risuonano all'incrocio. Si arriva su via Stelvio, diretti all'Ufficio scolastico provinciale. In via Donegani le lancette segnano le 9,15.
Primo punto caldo dove la protesta esplode: il baccano tra urla e fischi è fortissimo. Ma i cancelli sono chiusi e Nicola Montrone, dirigente dell'Usp, da quanto si apprende non è in ufficio. Eppure «noi volevamo incontrarlo». Unica sbavatura, proprio in via Donegani, dove qualcuno lancia delle uova. Ma è subito individuato e segnalato dai ragazzi agli agenti.
La manifestazione procede e punta su via Del Gesù. Sono le 9.45 quando gli studenti arrivano ai piedi del Pirellino, dove si trovano gli uffici della Regione Lombardia. La folla esplode di nuovo. Ancora slogan, mani al cielo e il suono delle trombe da stadio scandisce il ritmo.
Quando il campanile di piazza Campello suona 10 rintocchi gli studenti sono sotto le finestre di palazzo Pretorio a farsi sentire.
Ma l'apice la protesta lo raggiunge in corso XXV Aprile davanti a palazzo Muzio e in via Veneto sotto la prefettura. Quando la coda del corteo è ancora davanti alla sede della Provincia, la testa è già sull'altro lato, all'entrata palazzo del governo, a testimonianza di quanto massiccia è stata l'adesione.
Alle 10.20 ad essere invasa è piazza Garibaldi. Ai piedi dell'eroe dei due mondi, gli organizzatori della manifestazione. Basta un loro semplice gesto e la folla capisce: si siede per terra. «Non vogliamo questa riforma, vogliamo di nuovo le ore da 50 minuti. Grazie a tutti voi, grazie per aver partecipato: siete bellissimi – e dalla piazza si leva un applauso che vale 4000 mani -. Ancora grazie, adesso potete andare dove volete. Ma domani non andate a scuola perché la protesta continua».
E oggi si vedrà.

l.begalli

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