Lunedì 20 Settembre 2010

Del Nero a tutto campo:
stop al "sistema Passamonti"

MORBEGNO Amministratore di lungo corso (sindaco di Albaredo, assessore e vicepresidente della provincia), politico navigato e scafato (fu l'ultimo segretario del Pci, poi militò nel Pds di Occhetto, prese la tessera di Forza Italia e due anni fa approdò al Pdl), Patrizio Del Nero si trovato più volte a fare da "ago della bilancia": in Provincia con l'allora presidente Sergio Pasina (scoppiò una crisi nella giunta Dc-Psi e così il suo voto dai banchi dell'opposizione - all'epoca vigeva il sistema proporzionale - fu determinante e si ritrovò vicepresidente a Palazzo Muzio). Ed è capitato anche di recente, nel 2004, quando con la sua lista civica "Provincia Unita" (di cui faceva parte anche l'attuale deputato Maurizio Del tenno) fu determinante per portare la Lega al governo e si guadagnò così la presidenza del consiglio provinciale. Insomma, Del Nero è uno che la politica l'annusa nell'aria e sa d'istinto da che parte tira il vento.
«La politica mi piace e seguo un progetto che ritengo coerente: un pensiero liberale e riformista che mi ha accompagnato (come è successo a tanti altri amici) dalla sinistra - quella di Napolitano - al centrodestra, dopo lo sfacelo del Pci in Italia».
Parla di coerenza politica, eppure oggi lei è il nemico numero uno di Passamonti, ma giusto "ieri" è stato il suo capogruppo di maggioranza in Comunità montana...
«Quel ruolo è durato pochi mesi eppoi sono i presupposti ad essere cambiati: il programma dell'ente nel 2009 era completamente diverso da quello che 15 anni fa proponeva sempre Passamonti e contro il quale mi sono battuto».
Già, adesso il "Passa" è nei guai e lei cosa fa? Mette un suo uomo al posto di comando (Alan Vaninetti) e smantella il "sistema Passamonti" dall'interno. Sbaglio?
Posso fare una premessa?»
Prego...
«Quando nel 2009 fui designato capogruppo, fui l'unico a evidenziare come una criticità la presenza in maggioranza del centrosinistra che aveva perso le elezioni. Non solo: manifestai anche l'esigenza di superare alcune società la cui esistenza non era più giustificata e che per giunta erano presiedute da uomini della minoranza. L'opposizione aveva così abdicato al ruolo di controllore della maggioranza per condividerne il potere. Mi riferisco al Consorzio turistico Porte di Valtellina, con il vicesindaco di Morbegno Mauro Monti che oggi ritroviamo ad Eventi Valtellinesi... Avevo cioè evidenziato una discrepanza politica che ho definito con un nome appropriato: consociativismo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e proprio lei, Marsetti, in un articolo ha stigmatizzato come la sinistra della Bassa Valle oggi non possa chiamarsi fuori da questa mega inchiesta non per le responsabilità penali, ovvio, ma per quelle politico-morali: il Comune di Morbegno non poteva non sapere».
Veniamo alla nuova Comunità montana.
«Il mio progetto politico è chiaro ed è nuovo rispetto al passato: la maggioranza si basa sull'appartenenza politica dei soggetti che ne fanno parte: oggi c'è un centrodestra e un centrosinistra, non più quell'ammucchiata consociativa-istituzionale che alla prova dei fatti ha fallito. Oggi c'è chi governa e c'è chi controlla e c'è un presidente che non ha relazioni rispetto a quel modello passato. C'è poi un esecutivo composto da persone nuove, che non hanno avuto prima ruoli gestionali. Riguardo alle società partecipate va detto che il Consorzio area industriale ha esaurito le sue funzioni e deve essere riassorbito dalla Società di Valle; il Consorzio Porte di Valtellina deve confluire nella "Dmo", il progetto turistico che sta nascendo a livello provinciale ed Eventi valtellinesi - società di natura pubblicistica, gestita in modo privatistico - deve chiudere e lasciare il posto a uno strumento di gestione capace di coinvolgere enti provinciali e privati, essendo il Polo fieristico una struttura capace di avere riflessi e ricadute economiche a livello provinciale».
Già ma come pensa di gestire il Polo in attivo, con due concerti l'anno?
«Non lo so, ma la struttura esiste e va gestita e se le fiere hanno ricadute sull'economia locale è giustificato anche il sostegno del pubblico purché siano organizzate in modo trasparente e coinvolgendo anche i privati. Quindi la politica deve fare un passo indietro».
Ma è questo che intende fare? Smantellare il "sistema Passamonti" per poi rivendere i pezzi migliori in Provincia?
«Il mandamento di Morbegno ha fallito perché non è riuscito a coinvolgere anche enti sovra-mandamentali. Il fatto che nella gestione del polo fieristico non figurino Provincia e Camera di commercio è un elemento di debolezza e di isolamento... La loro presenza non avrebbe consentito che una società come Eventi venisse gestita come un "bancomat", l'espressione come è noto non è mia, ma della Procura...».
Sta di fatto che il suo progetto non piace. I nove dissidenti tengono botta.
«Chi si contrappone vuole la riproposizione del modello precedente, non a caso la proposta dei "dissidenti" si fondava sulla costituzione di una maggioranza istituzionale, analoga a quella di Passamonti: sarebbe cambiata la giunta, non il metodo di governo. Sono però convinto che il modello di prima porterebbe il mandamento di Morbegno a un isolamento e quindi ad un irrimediabile declino politico ed economico . Il nostro progetto riposiziona invece Morbegno in un contesto provinciale».
Sa cosa si dice di lei? Che stia consegnando alla Provincia i gioielli di famiglia (di Morbegno) in cambio di un ritorno personale. Magari da direttore del Multiconsorzio poi la troviamo direttore del polo...
«Per il polo fieristico e per Morbegno sarebbe un sicuro vantaggio e un buon acquisto, ma devo deluderla, l'offerta non mi interessa, anche se mi era stata proposta alcuni mesi fa proprio da Mauro Monti. Il mio ruolo in questa fase temporale è quello di un apporto di idee e di esperienza perché prevalga progetto».
Poi si farà da parte?
«Lo sono già. Io non ho nessun ruolo».
Faccia il bravo Del Nero... ufficialmente non ha avrà ruoli, però...
«Le dico questo: alcuni sindaci che oggi sono in minoranza mi hanno fatto pressioni affinché facessi il presidente della Comunità montana pensando che io sarei stato il prosecutore del modello precedente. Di fronte a un modello nuovo hanno preferito occupare posti diversi... Mi rendo sempre più conto di quanto sia difficile smantellare questo consociativismo e non è detto che ci riesca... Non pensavo ci potessero essere resistenze così forti. Anche da parte di chi non appartiene al centrodestra...  Diciamola tutta: per tenere in piedi il modello gestionale di prima, le risorse della Comunità montana venivano impiegate per realizzare interventi mandamentali e mantenere società, sottraendo fondi ai servizi necessari al sostegno dei comuni più svantaggiati... Quello che noto, insomma, è che il passato è duro a morire, lo scriva per favore... Considerato però che la maggioranza è compatta e coesa c'è l'interesse di tutti, nessuno escluso e spero che dopo il periodo della polemica e del contrasto ci sia il tempo della ragione nell'interesse del mandamento e dei cittadini di Morbegno».
Scusi quando parla di comuni svantaggiati parla di Albaredo e Bema per caso? E i progetti innovativi sono per caso l'eolico?
«Guardi che Albaredo non ha mai ricevuto soldi dalla Comunità montana per le proprie iniziative e i nostri progetti sono stati così innovativi (vedi call center, caseificio e via dicendo) da meritarsi più di un premio».
Vabbeh, non si arrabbi.
Non potrei. Non ho scheletri negli armadi. Io».
Antonia Marsetti
a.marsetti@laprovincia.it

l.begalli

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