Domenica 19 Settembre 2010

Berbenno, Simona Vitali è libera
«Sull'inchiesta gravano equivoci»

BERBENNO Libera. Anche se con l'obbligo di presentarsi tre giorni alla settimana (lunedì, mercoledì e sabato) alla caserma dei carabinieri di Berbenno. Simona Vitali, la consulente del lavoro arrestata lo scorso 14 giugno nell'ambito della maxi inchiesta sulla Comunità montana di Morbegno, è tornata finalmente in libertà. Il giudice per le indagini preliminari Fabio Giorgi ha infatti accolto l'istanza della difesa - sostenuta dagli avvocati Giammarco Brenelli e Maurizio Gerosa - di revoca degli arresti domiciliari per la quarantenne finita nei guai per la vicenda dei terreni di Cercino.
La donna, quindi, da ieri alle 13 ha potuto lasciare la sua abitazione in via Roma al civico 240, dopo 95 giorni trascorsi agli arresti (15 dei quali in carcere al Bassone di Como).
Quasi non ci credeva quando ieri le hanno comunicato la notizia. Temeva infatti che questa seconda istanza potesse fare la fine di quella presentata in precedenza. Del resto il sostituto procuratore Stefano Latorre si era opposto alla scarcerazione, anche se aveva dato parere favorevole all'ammissione al lavoro. E così il Gip Fabio Giorgi l'ha liberata anche in virtù del fatto che il clamore suscitato dalla vicenda rende molto difficile la reiterazione del reato. E così pure l'inquinamento delle prove che - peraltro - potrebbe avvenire solo attraverso l'ambiente di lavoro e la procura - sul fatto che la donna potesse tornare in ufficio - non ha avuto nulla da obiettare.
La decisione, presa in tarda mattinata di ieri in Tribunale, è stata commentata dai legali della difesa più che con soddisfazione con una riflessione «amara».
«Sull'inchiesta gravano equivoci interpretativi squisitamente giuridici e relativi alla natura delle società e alle funzioni professionali - ci ha dichiarato l'avvocato Giammarco Brenelli -. Tali nodi andrebbero sciolti nel contraddittorio e nella sede naturale del dibattimento e non certo nell'angustia di un procedimento cautelare, drammatizzato dall'urgenza e dal sacrificio della libertà personale. Probabilmente, una certa novità dell'indagine rispetto al territorio ha enfatizzato ogni aspetto che andava invece valutato nella sede opportuna. Non a caso se si raffrontano i periodi di custodia cautelare applicati in Valle agli indagati con quelli di indagini anche a rilievo nazionali e in cui sono in gioco ben altri reati ed interessi appare una manifesta sproporzione che solo ora si sta ridimensionando. Un esempio: Callisto Tanzi si è fatto 104 giorni di custodia cautelare e ha depauperato il patrimonio di centiania di famiglie, la Vitali, ne ha fatti ben 95».
La consulente del lavoro, come detto, è indagata per concorso in concussione (assieme a Marra, Gusmeroli, Barona, e naturalmente Passamonti) e corruzione (contestata anche a Passamonti, Barona e Galperti) per la cessione dei terreni su cui poi è stato realizzato l'insediamento delle Officine Galperti (un'area da 50mila metri quadrati che potrebbe ospitare un secondo capannone oltre a quello già edificato da 18mila metri quadrati di superficie).
Un'operazione politica, dal valore di circa 20 milioni di euro, condotta «per il bene della collettività - questo sostiene la difesa - che va letta tenendo conto del contesto in cui è avvenuta».
Per l'accusa, invece, gli indagati hanno abusato dei loro poteri «ingenerando nei proprietari dei terreni il timore - reale, concreto, date le circostanze - di subire un esproprio strumentalmente prospettato», e hanno indotto i cittadini a promettere indebitamente a Simona Vitali che per reperire i terreni si è mossa attraverso la società Vimos Solutions srl - e quindi alla Officine Galperti, cessionaria dei contratti preliminari - «la vendita dei terreni a un prezzo vile rispetto al reale valore degli stessi, in regime di libera e non coartata contrattazione».

l.begalli

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