Sabato 04 Settembre 2010

Agricoltori in cerca di tecnici,
ma gli studenti guardano altrove

SONDRIO - Le aziende agricole e zootecniche della Valtellina e della Valchiavenna sono alla continua ricerca di giovani che possano essere assunti, ma la ricerca è ben più concentrata su operai specializzati o tecnici agrari, profili professionali indispensabili per portare avanti la loro attività e tramandare anche le conoscenze legate alla tradizione e al territorio. Uno dei bacini privilegiati da cui proprio queste aziende possono attingere negli ultimi anni è l'istituto «Agrario» che però in vista del nuovo anno scolastico ha fatto registrare un drammatico calo d'iscritti alle classi prime: soltanto 32, infatti sono i “primini” per il 2010-2011, contro i 66 di dodici mesi fa. Anche per questo nell'analizzare il dato numero Alberto Marsetti, presidente della Coldiretti di Sondrio, ha sottolineato non soltanto il forte bisogno di specifici profili professionali legati all'agricoltura per il territorio provinciale, ma anche l'importanza che le attività agricole e zootecniche rivestono non solo per Valtellina e Valchiavenna, ma anche su scala più ampia: «C'è sempre bisogno di professionisti e specialmente di giovani preparati – spiega Marsetti – che entrino nel settore dell'agricoltura. Proprio ai ragazzi mi sento di dire che l'agricoltura rappresenta la base per il nostro futuro: fino a qualche anno fa, infatti, si pensava che l'agricoltura fosse solo un'attività da “terzo mondo”, mentre ultimamente è stata oggetto di una rivalutazione ed è sempre più d'avanguardia». Niente allarmismi, ma certo qualcosa in più il mondo della scuola, a cominciare dalle elementari e dalle medie e non soltanto alle superiori, potrebbe farlo: «Nelle nostre scuole elementari e medie – ha osservato Alberto Marsetti – manca spesso un aspetto importante, cioè quello di far conoscere la cultura valtellinese che è molto legata, per tradizione, proprio all'ambiente e al territorio. Si sta lavorando da questo punto di vista, ma, a mio parere, si sta ancora facendo troppo poco».

m.colombera

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