Venerdì 03 Settembre 2010

La ripresa che non c'è:
ancora nubi in provincia

SONDRIO Riparte l'economia locale, riprende l'attività industriale, ma la ripresa post-feriale riserva una situazione con pochi chiari e molti scuri in provincia di Sondrio. Ne è certa la Cgil di Sondrio, che analizzando l'andamento delle imprese e del ricorso alla cassa integrqazione tra il secondo e il terzo trimestre dell'anno, prevede una chiusura d'anno per nulla facile. «I dati sulle integrazioni ordinarie sono in calo - spiega il segretario generale della confederazione provinciale, Giocondo Cerri - ma il dato su quelle straordinarie, anticamera del licenziamento, e le richieste di quelle in deroga, cui fanno ricorso le piccole imprese, stanno crescendo. Ciò conferma che la ripartenza dell'economia è legata a troppi fattori ancora da confermare come stabili e non congiuturali». L'euro più debole del dollaro, la ridefinizione degli stock nelle aziende che avevano i magazzini a zero, la ripresa della Germania, che dal primo trimestre dell'anno sta registrando una crescita costante (nel secondo trimestre il Pil è cresciuto del 2,2%, con una stima del 4,1 su base annua), ma anche l'andamento del mercato dell'auto (con il -32% registrato da Fiat) sono tutti aspetti che possono favorire o meno il metalmeccanico. «Il settore è l'unico in provincia ad aver mostrato dei timidi, quanto incerti, segnali di ripresa in parte trainati da quanto elencato sopra - spiega Cerri -. Dopo due anni di calo costante (fino a -20%), ora le aziende metalmeccaniche della provincia stanno ricevendo qualche ordine. Hanno un vantaggio innegabile quelle con una maggiore componente estera e, in particolare, quelle legate proprio alla Germania. Vivono con maggiore apprensione le aziende dell'indotto auto. Il mercato si sta rivelando asfittico, da un lato a causa della non politica di settore del governo, dall'altro a causa delle scelte operate dalla Fiat, che è il nostro punto di riferimento prevalente». Finora le cig ordinarie hanno permesso alle imprese di barcamenarsi, «ma adesso, con le cig straordinarie temiamo sul fronte occupazionale un pesante bilancio dovuto alle ristrutturazioni».
E se il metalmeccanico vede uno spiraglio, l'edilizia continua ha collezionare crolli. «In due anni il comparto ha perso tra il 12 e il 15% - illustra la situazione il segretario della Cgil -. Solo lo spirito di adattamento legato a una cultura migrante, ha permesso alle imprese e ai lavoratori di spostarsi fuori provincia per cercare lavoro. Ma il quadro generale è preoccupante». Perché, come spiega Cerri, la gran parte delle piccole imprese edili è nata e cresciuta in un economia chiusa e oggi, se la ripresa sarà trainata dall'export, saranno completamente tagliate fuori. «Se ci avessero seguito, quando due anni fa come sindacato chiedevamo al ministro Tremonti una ridefinizione del Patto di stabilità che premiasse gli enti virtuosi, ora i maggiori comuni della provincia avrebbero potuto investire. Dalle grandi opere all'edilizia residenziale e turistica, il blocco è totale in provincia. E anche qui il crollo della domanda gioca un ruolo: abbiamo 1.200 appartamenti sfitti o invenduti». E anche su questo la politica è assente.

l.begalli

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