Lunedì 05 Luglio 2010

Operaio saluta le bresaole:
insegnerà calcio agli arabi

Addio bresaole. Ora pensa solo alla Coppa, ma a quella degli Emirati Arabi. Va a fare l'allenatore di calcio in Qatar. È Franco Marelli, perché - dice - la «vita inizia a 50 anni e i sogni non finiscono mai». Cambierà completamente l'esistenza di questo sondriese. Fino a ieri, e da 28 anni, operaio fedele alla Rigamonti di Montagna e allenatore dei portieri di diverse società valtellinesi. Ma dal 18 luglio sarà allenatore dei portieri della formazione del Al-Shamal, formazione appena retrocessa nella serie B araba. «Manca solo la firma per l'ufficialità, ma ormai siamo d'accordo su tutto» conferma Marelli. Ma come ha fatto a finire in quel pezzo del mondo per il quale è necessario dare un'occhiata all'atlante per sapere dove è? «Tutto grazie ad una mail - è la sbalorditiva risposta dell'allenatore dei numeri 1 -. Su internet ho conosciuto alcuni anni fa il nuovo allenatore della squadra asiatica Enrico Fabbro. Lui ha allenato la formazione Primavera della Lazio ed è stato uno dei collaboratori di Roberto Mancini ai tempi dell'esperienza del "Mancio" sulla panchina capitolina. All'estero ha vinto la coppa d'Algeria e già l'anno scorso voleva portarmi con lui in Marocco». Ora i tempi sono maturi. Il prossimo 18 luglio Marelli sarà a Riva del Garda per iniziare il suo lavoro nelle tre settimane di precampionato che l'Al Shamal svolgerà in Italia. «Giocheremo anche un'amichevole con la squadra araba che ha ingaggiato Walter Zenga. Io sono amico del suo allenatore dei portieri Antonello Brambilla». Terminato il ritiro sarà il momento di partire sul serio per Franco.
E così, avrà pensato, se Maometto non va alla montagna, io da Montagna andrò nella terra di Maometto. «Ho un accordo di due anni con la società il cui presidente è un azionista del Manchester City. Prenderò un anno di aspettativa dal lavoro e mi dedicherò a questa nuova attività per una stagione, poi tirerò le somme». In Valtellina Marelli è molto conosciuto nell'ambiente del calcio dilettantistico per aver insegnato a parare a tanti ragazzi in giro per la Provincia. A Sondrio ha svezzato l'attuale portiere della prima squadra  Roberto Selvetti e Bianchini, ma ha anche lavorato nel Lecco- dove ha guidato il portiere di Rogolo Daniele Padelli che gioca in serie A nel Bari-, e a Como. Marelli non ha alle spalle una carriera da portiere come invece sarebbe lecito attendersi. Ha giocato nelle giovanili del Sondrio senza approdare in prima squadra anche perché a 20 anni è diventato papà ed insomma c'era da lavorare piuttosto che giocare al pallone. Ma la passione di insegnare agli altri l'ha sempre avuta.
«La mia fortuna quando ero al Sondrio negli anni Novanta è stato il gemellaggio con l'Atalanta. In questa maniera a Bergamo ho avuto la possibilità di allenare big come Fontana e Pinato al fianco del preparatore dei portiere orobico Massimo Biffi. È stata un'esperienza molto importante». Non ha mai smesso di credere nelle proprie qualità di tecnico. Tutte le mattine in fabbrica, ma dopo aver timbrato l'uscita era in campo. A Grosio come a Chiavenna, a Canzo come a Tirano nell'ultima stagione.Quasi fosse una missione. «Devo ringraziare Francesco Maraschi, (ex giocatore, mister, dirigente del Sondrio) che mi ha dato la possibilità di allenare a Como e Lecco, ma anche il mio ultimo presidente Paolo Oberti che ha sempre avuto grandi elogi nei miei confronti». Lascerà la famiglia in Valle: «Ma conto di tornare ogni mese, mi mancheranno la polenta, gli sciatt. Sono contento di questa esperienza all'estero perché trovo gente che mi giudica per quello che valgo. In Italia contano solo le conoscenze per arrivare a certi livelli». Il pensiero sarà sempre agli insaccati, ma non più a quelli che confezionava nello stabilimento Montagna, ma ai palloni che non dovranno infilarsi nella porta difesa dai suoi allievi. Per vedere come se la caverà sarà necessario sintonizzarsi sui canali satellitari. Né titoli né parole ci faranno capire il valore del Franco valtellinese, ma basterà guardare quel volto che i veri portieri di Valtellina ben conoscono.

l.begalli

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