Giovedì 01 Luglio 2010

La Vitali: ho preso soldi
ma come professionista

COMO Non ci sta a passare per colei che si sarebbe prestata con la sua società a introitare tangenti per conto di Passamonti. Non ci sta e per l'ennesima volta lo ha ribadito ieri davanti al procuratore capo Fabio Napoleone e al sostituto Stefano Latorre che l'hanno interrogata in carcere. Simona Vitali, (36 anni di Berbenno) - al Bassone di Como dallo scorso 15 giugno - dice di non sapere assolutamente nulla del "pacchetto Passamonti", di essere sempre stata convinta di avere un rapporto di lavoro con il Gruppo Galperti assolutamente autonomo. «Certo - ha detto ieri durante l'interrogatorio assistita dal suo legale Giammarco Brenelli -, mi sono resa conto di avere un rapporto magari privilegiato per via di Passamonti, ma tengo a ribadire che Galperti l'ho conosciuto da sola e non tramite il presidente della Cm. E i primi appuntamenti di lavoro con lui risalgono a cinque mesi prima di quando dice di avermi incontrata la prima volta...».
La Vitali, la cui attività principale è legata alla predisposizione delle buste paga (quindi come consulente del lavoro), mirava proprio a questo: ad avere un rapporto di consulenza con il Gruppo Galperti che in virtù delle centinaia di dipendenti le avrebbe potuto assicurare un ottimo giro d'affari anche solo con la predisposizione degli stipendi. «Non a caso ho mandato a Dervio il mio curriculum e così quando mi hanno proposto di occuparmi dell'acquisizione dei terreni di Cercino mi è sembrata un'ottima opportunità». Vitali ha spiegato di avere aperto la società Vimos proprio per tenere separati i proventi da consulente del lavoro da quelli da "altre attività" che in questo caso hanno conciso con la predisposizione dei preliminari per l'acquisto dei terreni che poi venivano rogitati dalla Fial (la Finanziaria della Galperti) e con l'avvio della fase preliminare che avrebbe dovuto portare alla progettazione del capannone di Cercino che oggi occupa un'area da 50mila metri quadrati, 18mila dei quali edificati. Progettazione che in realtà poi non c'è stata perché Galperti ha deciso di non appoggiarsi più alla Vimos ma di procedere in proprio.
Nulla è dato sapere sulle risposte che la Vitali avrebbe dato in ordine ai pagamenti che Galperti dice di aver fatto proprio per onorare l'impegno preso con Passamonti che - stando alle poche indiscrezioni trapelate - sarebbe stato dell'ordine di poche centinaia di migliaia di euro.
Il sospetto della Procura è che invece la società Vimos sia stata voluta proprio da Passamonti. Un sospetto dettato dal fatto che amministratore di quella società fu nominato Elio Mostacchi di Albosaggia (che ha poi ceduto le sue quote al fratello della Vitali) che ritroviamo anche nell'inchiesta per la strada di Bema nel ruolo di Rup, responsabile unico del procedimento per la gara d'appalto che sappiamo tutti come è andata a finire. Anzi, come non è andata a finire.
A conti fatti, nella Vimos sarebbero entrati circa 300mila euro sui quali la Gdf sta ora facendo accertamenti fiscali per verificare se le fatture saldate con quei soldi corrispondono a lavori effettivamente svolti. Potrebbe essere questa la cifra che Galperti dice di aver pagato a Passamonti che con Vitali e Spagnolatti venerdì dovrà affrontare il Tribunale del Riesame.

l.begalli

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