Mercoledì 16 Giugno 2010

Politica e affari:
accuse pesantissime

MORBEGNO Decapitato il vertice della Comunità Montana di Morbegno, azzerato quello di Eventi valtellinesi, infangata l'ex amministrazione di Cercino.
Un vero e proprio terremoto politico-istituzionale quello che all'alba di ieri ha sconquassato la Bassa Valtellina: sette arresti, tutti eccellenti: il presidente della Cm di Morbegno Silvano Passamonti (classe '61 di Bema), l'assessore (Ee rpesidente del Bim) Giacomo Rebuzzi (classe '58 di Ardenno), il direttore generale Salvatore Marra (classe '45 di Morbegno), il direttore di Eventi Valtellinesi Luca Spagnolatti (del '70 di Berbenno), l'ex sindaco di Cercino Renzo Barona (del '51, di Cercino, imprenditore edile), il segretario comunale di Cercino Franco Gusmeroli (del '53 di Morbegno), la libera professionista Simona Vitali (del '74 di Berbenno).
Dietro le sbarre delle carceri di Como sono finiti Vitali e Spagnolatti, a Monza è rinchiuso Passamonti e Barona. Agli arresti domiciliari Marra, Gusmeroli e Rebuzzi.
Operazione senza precedenti nella storia della Valtellina quella messa a segno dal colonnello della Guardia di Finanza, Marco Selmi, che dopo un'indagine lunga e meticolosa ha consegnato alla procura quanto basta per chiedere - e ottenere dal Gip Pietro Della Pona - la custodia cautelare dei più importanti uomini politici della Bassa Valle.
Il blitz è scattato all'alba. Nel giro di poche ore gli arresti e le numerose perquisizioni che hanno portato ad acquisire «elementi interessanti» - come li hanno definiti i militari - che lasciano intendere ulteriori sviluppi. Magari anche fuori provincia. Magari persino al Pirellone.
Sono pesanti come macigni le accuse: concussione per Passamonti, Barona, Marra e Gusmeroli per la vicenda dei terreni di Cercino; concorso in concussione per la Vitali e peculato e truffa aggravata finalizzata all'erogazione di fondi pubblici da parte della Regione Lombardia per Passamonti, Rebuzzi e Spagnolatti e da ultimo - ma non certo per gravità - turbativa d'asta per Passamonti e Spagnolatti che in combutta tra loro e con la partecipazione di tutto il direttivo della Cm gestirono l'appalto del rifacimento del tetto del Polo Fieristico (lavori assegnati dallo Spagnolatti su delega dell'ente montano) facendo vincere la cordata Quadrio-Zecca. Un lavoro da quattro milioni di euro gestito come fosse "cosa nostra". Non lo diciamo noi, ma l'ordinanza di custodia cautelare.
La vicenda è arcinota. E lo era da mesi anche agli inquirenti che hanno però dovuto faticare non poco per arrivare a mettere in ordine tutti i tasselli. E sono tantissimi. Ventuno solo i proprietari a cui Marra, Passamonti, Barona e Gusmeroli avrebbero fatto un tale pressing da sembrare più una minaccia: «O vendi i terreni a 11 euro o te li requisiamo a 4». In molti hanno così ceduto a prezzi stracciati le loro proprietà per poi venire a sapere - dopo un lungo iter di corsi e ricorsi che ancora non si è concluso - che il prezzo corretto avrebbe dovuto essere di 50 euro.
Gli appezzamenti - stiamo parlando di oltre 50mila metri quadrati - sono quelli sui quali è stato edificato il mega capannone della Galperti (18mila metri quadrati). Terreni che la ditta lecchese avrebbe acquisito attraverso Vimos Solution srl, società riconducibile secondo la Gdf a Passamonti e in mano a Simona Vitali e a un geometra di Albosaggia Elio Mostacchi (che ha poi ceduto le sue quote al fratello della Vitali) che ritroviamo - guarda caso - anche nell'inchiesta per la strada di Bema nel ruolo di Rup. Ma questa è un'altra storia.
Il presidente della Cm e soci in pratica facevano visita ai contadini e li convincevano a scegliere la cessione amichevole anziché l'esproprio. Uno di questi ha raccontato agli inquirenti di essersi sentito come se «qualcuno fosse venuto con la pistola a minacciarmi di vendere». Poi subentrava la Vitali che faceva firmare un compromesso e la Galperti acquisiva. Intanto in Comune ex sindaco e segretario si davano da fare per l'iter del P.I.P (Piano Insediamenti Produttivi) che secondo gli inquirenti sarebbe stato contrassegnato da una serie di falsi.
Sarebbero girate anche "stecche". Tangenti transitate attraverso due società: la Vimos Solution che avrebbe però giustificato costi per uno studio di fattibilità di 50mila euro e firmato dall'ing. Attilio Balitro (peraltro consigliere di maggioranza con il sindaco Barona, nonché socio nello studio con Rabbiosi, professionista incaricato della stesura del Pip) e la Luxerit di Como, che faceva capo a due cugini di Passamonti: i fratelli Lanza di Bema.
La srl compartecipata e finanziata da Comune di Morbegno e Comunità Montana non veniva gestita come fosse una società pubblica ma come fosse un affare privato. Anzi no, come fosse un «bancomat» - così l'ha definita il giudice Della Pona - da cui prelevare soldi per soddisfare vizi privati della coppia Passamonti-Spagnolatti.
Loro la "svuotavano" dopo averla riempita di fondi pubblici. Come? Gonfiando ad esempio per 300mila euro (di qui l'ipotesi di truffa per entrambi) il preventivo inviato in Regione per una manifestazione che la protezione civile (Spagnolatti ne era assessore alla Cm di Sondrio) ha tenuto nel 2007 e per altri eventi organizzati al Polo Fieristico. Poiché la Regione pagava a piè di lista, ora le indagini potrebbero allargarsi. Nella contabilità della società sono state rinvenute tracce di flussi finanziari riconducibili alla Luxerit che avrebbe prodotto fantomatici studi per l'installazione d'impianti eolici su Passo San Marco (progetti che sono risultati un "copia-incolla" di tavole prese da internet). Un escamotage che ha consentito di incassare una tangente da 50mila euro dalla Galperti e ora gli inquirenti stanno accertando «la vera natura dei rapporti sottostanti la dazione di denaro». Lo stesso gruppo d'imprese aveva offerto una breve vacanza a Dubai a Passamonti e Spagnolatti (nel febbraio 2008).
Questi i fatti principali. Per i dettagli ora non c'è spazio, ma ci sarà tempo.
Ce n'è abbastanza per arrossire pensando a come la classe politica locale che ha gestito un importante ente come la Cm di Morbegno e la società Eventi Valtellinesi abbia potuto agire "indisturbata.
Una storia così sfacciatamente immorale e illegale da non sembrare neppure vera e il fatto che in casa di alcuni degli arrestati sia stato trovato anche un tesoretto lascia senza parole.

l.begalli

© riproduzione riservata