Lunedì 14 Giugno 2010

Invalido, non trova lavoro
Ora dorme in auto a Sondrio

SONDRIO E' una storia difficile quella di Sergio Seref Ozdinc, 48 anni, cittadino italiano sebbene di origini turche. Giunto in Italia con la famiglia, moglie e tre figli, e stabilitosi a Mantova, camionista di professione, ha visto precipitare in un attimo la sua situazione a seguito di un incidente stradale avvenuto nel '95. Tanto che è costretto a dormire in auto. «Da allora è andato tutto storto. Non ho più potuto guidare perché ho perso completamente la sensibilità del tallone destro - dice Sergio Seref Ozdinc incontrato a Sondrio dove vive da qualche mese grazie all'amicizia di alcuni residenti -. Per questo mi è stata riconosciuta la disabilità al 34% ed una indennità di infortunio pari a 300 euro mensili. Con la quale, però, non me la posso cavare soprattutto dopo la separazione con mia moglie e il decreto del giudice che mi intima di pagare circa 2900 euro, inerenti la causa, e di passare 220 euro al mese al figlio ancora minorenne».
Approdato a Sondrio tramite conoscenze personali, Sergio le ha tentate tutte per trovare una sistemazione e, soprattutto, un lavoro, ma, al momento invano. «Sono disposto anche a pulire i gabinetti purché si tratti di un'attività compatibile con la mia disabilità - dice con innegabile senso di dignità -. Quando ancora ero a Mantova, ad esempio, una volta ripresomi dall'incidente ho lavorato per un po' in una sorta di macello dove lavoravamo le interiora dei maiali. Non era il massimo, ma per me andava bene lo stesso, solo che dovevamo stare per tutto il giorno con gli stivali di gomma ai piedi e per me la cosa si è rivelata un grosso problema. Il medico mi ha chiaramente detto che non era una vita che potevo continuare a fare per cui ho dovuto lasciare».
Una volta raggiunta Sondrio, nel 2003, peraltro, Sergio Ozdinc si è rimesso in pista per cercare una soluzione ai suoi problemi sperando, forse, fosse più facile dentro la nostra realtà. «Per due anni ho lavorato in una ditta di surgelati - dice -, ma anche lì, alla fine non riuscivo a mettere da parte niente anche perché per raggiungere la cifra di 900-1000 euro al mese bisognava vendere un corrispettivo di merce elevatissimo e la gente non era sempre disposta a comprare». Va da sé che, ad un certo punto, a partire dal 2008 Sergio si è ritrovato senza più alcuna possibilità lavorativa e, da allora, è iscritto nelle liste dei disoccupati.
«L'anno scorso, ho partecipato con altre 15 persone ad un corso di informatica, organizzato da una cooperativa - dice - e destinato a persone disoccupate con l'obiettivo di poterle, poi, inserire nel mondo del lavoro. Ovviamente nessuno di noi ha trovato un posto, però, dico io, possibile che non mi si possa introdurre in un percorso di tirocinio di quelli previsti dalla Regione che, allo scopo, mette dei finanziamenti a disposizione così da non pesare sulle aziende? Mi sono rivolto anche ai servizi sociali del Comune di Sondrio dove ho ottenuto ascolto, ma anche promesse non mantenute. Prima mi hanno detto che mi davano la possibilità di mangiare in mensa, poi me l'hanno tolta. Per tre mesi, fino a luglio, mi danno la differenza fra i 300 euro che già prendo per la disabilità e il minimo vitale che è di 465 euro. In tutto, quindi, prendo quest'ultima cifra ogni mese che, se scomputata delle 220 euro che devo per mio figlio, è bassissima e non posso fare niente. Dormo in auto, non ho una casa, vivo grazie alla solidarietà di alcune persone che non se la sentono di lasciarmi vagare così come un barbone, come un cane. Mi spiace anche perché sono una persona per bene, non ho mai avuto a che fare con la droga o con la criminalità. Ho sempre lavorato finché ho potuto e potrei dare ancora molto. Adesso i servizi sociali mi propongono di andare nel centro di accoglienza, ma sono stato lì a vedere. Dormono anche in quattro in una stanza e non ce la faccio. Non chiuderei occhio un solo istante».
Interpellati al riguardo, i responsabili del servizio sociale di Sondrio con cui Sergio dovrebbe reincontrarsi il 24 giugno non hanno voluto commentare.

l.begalli

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