Giovedì 10 Giugno 2010

«Protezione civile,
quello è un doppione»

TIRANO Protezione civile, ce n'è una di troppo. Sta creando qualche mal di pancia a Tirano l'istituzione del nuovo gruppo comunale di Protezione civile ritenuto un doppione della Protezione civile alpina. Già in consiglio comunale il capogruppo di minoranza, Gianluigi Garbellini (che pure ha votato a favore) aveva auspicato che non «nascessero conflitti fra le due formazioni, visto che c'è tanto da fare al di là delle emergenze».
Il sindaco, Pietro Del Simone, aveva risposto che «l'Ana ha ruoli e regole che esulano da quelle di protezione civile», allontanando dunque ombre sul caso. Che, invece, si è aperto. «È nato questo discorso ma non so a cosa possa portare se vengono divisi i volontari fra diverse associazioni - spiega Eugenio Battaglia, coordinatore della Protezione civile alpina sezione di Tirano -. Anche se qualcuno dice no, ritengo che il nuovo gruppo comunale sia un doppione».
La sezione della Protezione civile alpina di Tirano comprende già quattro gruppi: Tirano (con 30 volontari), Mazzo, Piatta e Semogo per un totale di 180 volontari. Essendo, poi, una formazione alpina, essa è aperta agli alpini e agli amici degli alpini.
«Non trovo scritto da nessuna parte che ci siano sistemi diversi di Protezione civile - prosegue Battaglia commentando la risposta del sindaco in consiglio -. Ce n'è uno solo. Che poi ci siano gruppi diversi (quello comunale, la Protezione civile La Baita o l'associazione nazionale degli alpini) è vero, ma la finalità è unica e comune a tutti: intervenire dove c'è necessità. Il nostro primo principio è quello di tutelare e salvare il territorio. Non so che finalità possa avere la creazione di un gruppo comunale».
E se questa fosse - come aveva detto il consigliere Guido Della Frattina - avvalersi di volontari che dipendono dalla direzione del sindaco, Battaglia risponde: «Il sindaco è già autorità di Protezione civile e tutti i gruppi si mettono a sua disposizione, anche noi. Si spezzettano i volontari? Ognuno farà la sua scelta, ci sono magari persone che vogliono lavorare sul proprio territorio, ma questa non è la mia concezione di Protezione civile, che deve essere invece allargata. Mi sta bene coltivare il mio orto personale, ma dobbiamo chiederci: i terremotati aquilani senza il nostro aiuto che cosa avrebbero fatto? Gli alpini in Abruzzo sono stati 9mila a turnazione per un anno. Le squadre comunali sono utilissime perché conoscono il territorio, ma non si può impostare un discorso di Protezione civile solo a livello comunale. Ad un'emergenza - l'esperienza dell'87  insegna - per quanti giorni può tenere banco una squadra comunale?».
Tante domande da parte di Battaglia che ammette di «aver sentito abbastanza malumori». «Certo si tratta di scelte politiche e fortunatamente noi ci chiamiamo fuori da qualsiasi simpatia politica, noi siamo a disposizione di tutti».

l.begalli

© riproduzione riservata