Giovedì 10 Giugno 2010

Commercianti preoccupati:
"Non va più neanche il pane"

Lo scenario internazionale è descritto a tinte fosche. Quello nazionale non è da meno. Ma sono i dati locali a preoccupare - e non poco - l'Unione Commercio e Turismo di Sondrio che durante l'ultimo consiglio generale ha tracciato un quadro del comparto. Se il 2009 è stato l'annus horribilis - e i dati parlano chiaro - questi primi mesi del 2010 non consentono di stare tranquilli e di pensare a una ripresa. Anzi.
Gli unici punti di forza su cui l'economia ha potuto fare leva - facendo così la differenza rispetto ad altre realtà - sono «la flessibilità imprenditoriale legata alla dimensione medio-piccola delle imprese, la diversificazione settoriale e un comparto turistico ben sviluppato e moderno, insieme ad un settore alimentare fortemente connesso al territorio». Ma il presidente dell'unione, Marino Del Curto non nasconde i punti di debolezza: «Carenza delle infrastrutture viarie, di reti di trasporti, della logistica e telematica, scarsa propensione all'innovazione e all'internazionalizzazione, oltre a un eccessivo consumo del territorio e un'insufficiente cura delle nostre bellezze e risorse ambientali». Ma ecco i dati, settore per settore. Per panificatori, grossisti alimentari-vini-bevande, macellai consumi in flessione, concorrenza sempre più agguerrita, difficoltà nell'incassare i soldi dai clienti. Persino il pane si vende meno.
Per quanto riguarda i tradizionali negozi del dettaglio alimentare la situazione si presenta più critica nel fondovalle e meno drammatica nelle località turistiche. Un distinguo va fatto per il catering: in alcuni casi il trend è in linea con l'anno passato (ma intanto i prezzi sono aumentati) e in altre situazioni una notevole contrazione del fatturato che, iniziata già nel 2009, ha spinto chi opera nel settore a cercare nuovi contatti anche fuori provincia. Nella ristorazione la crisi si sente a macchia di leopardo, mentre nei pubblici esercizi incidono strategia aziendale e ubicazione favorevole. Anche al mercato la propensione agli acquisti sembra un ricordo del passato: tanta la gente tra le bancarelle, ma, nonostante i prezzi competitivi, si spende poco e quando lo si fa si compra solo lo stretto necessario e l'articolo meno costoso (per esempio si vende il pigiama da 10 euro ma non quello da 20/25 perché i clienti lo ritengono troppo costoso).
L'inverno prolungato ha del resto avuto le sue ripercussioni anche su tutto il comparto tessile/abbigliamento e delle calzature, ipotecando le vendite di questa primavera (maggio, in particolare, è stato molto negativo e giugno subisce di solito una battuta d'arresto perché dal 3 luglio scattano i saldi). Vendite pressoché ferme nell'abbigliamento uomo in generale e nel classico uomo; i capi griffati continuano a essere richiesti ma il cliente sta attento a non andare oltre a quanto ha preventivato di spendere (i marchi non sono più l'oggetto del desiderio come in passato).
Allarmanti anche le considerazioni che giungono dagli agenti e i rappresentanti di commercio, che segnalano un cambiamento significativo nella strategia aziendale dei commercianti, i quali tendono a ridimensionare gli ordini: l'acquisto della merce appare dunque calibrato sulla domanda, o meglio sul venduto, per evitare di "fare magazzino": per gli agenti e rappresentanti valtellinesi ciò si traduce in una perdita di fatturato che, allo stato attuale, non è possibile compensare con i clienti del dettaglio provinciale. Tra i settori rappresentati, quello più di altri in difficoltà è senza dubbio l'autotrasporto e a confermarlo vi sono i dati dell'Albo Provinciale degli Autotrasportatori, che per il 2009 hanno evidenziato 40 imprese cessate contro 11 iscritte. Nei primi mesi del 2010 il trend negativo è proseguito con 6 cessazioni a fronte di sole 2 iscrizioni. Dunque, un saldo negativo di 33 unità sul totale di circa 500 imprese iscritte all'Albo.
A rendere più negativo il quadro del settore l'aggravio di spese a carico degli operatori, che devono fare i conti con dispendiose pratiche burocratiche, con i costi per la sicurezza (per operare in regola occorre affrontare delle spese che il committente non intende accollarsi, dimostrando così di volere la sicurezza solo a parole), con una viabilità del tutto inadeguata che si traduce in una perdita di competitività delle aziende che operano in provincia (velocità commerciale tra le più basse a livello regionale e non solo, tempi di percorrenza dilatati ecc.).  I primi dati ufficiosi relativi al periodo da dicembre 2009 a marzo 2010 sottolineano come il comparto stia tutto sommato reggendo bene al difficile momento, seppur con qualche distinguo: Bormio, Livigno e la Valmalenco sono in calo rispettivamente del 4,92%, del 3,43% e del 4,20%; nel caso di Livigno, però, la flessione delle presenze alberghiere è stata compensata dall'incremento delle presenze extralberghiere.

a.marsetti

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