Martedì 01 Giugno 2010

Sondrio, iniziano
a fumare a 12 anni

Emergenza fumo: la provincia di Sondrio non fa eccezione dalla tendenza nazionale. La prima sigaretta la si accende già alle scuole medie, tra i 12 ed i 14 anni.  E il fenomeno coinvolge più le ragazzine che i maschietti. Salendo d'età, circa il 30% dei 18enni è fumatore con tutto quello che ne consegue essendo il fumo oggi considerato il principale fattore di rischio per patologie respiratorie, malattie cardiache, tumori e numerosi altri effetti collaterali. Dati che si allineano al trend nazionale, snocciolati ieri da Riccardo Bertoletti, pneumologo al Morelli di Sondalo intervenuto all'incontro «Lotta al tabagismo nelle scuole», promosso dalla sezione provinciale della Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori, presieduta da Claudio Barbonetti. In occasione della giornata mondiale senza tabacco, il sodalizio ha voluto sensibilizzare i giovanissimi - radunati al policampus gli studenti delle classi prime delle superiori - con una finalità ben precisa: persuaderli a non iniziare, o a smettere di fumare, illustrando tutti i rischi ed i problemi correlati a questa pratica. Dati e statistiche che testimoniano come gli adolescenti ed i giovani in generale, inizino a fumare sempre più precocemente al giorno d'oggi. Basti dire che in Italia il problema del fumo è un'emergenza che riguarda circa un milione e 400mila giovani tra i 15 e 24 anni e circa 140mila giovanissimi tra i 15 e i 17 anni fumano ogni giorno mediamente 10 sigarette. La prima sigaretta viene accesa nel 34% dei casi entro i 15 anni, la metà dei giovani inizia a fumare tra i 15 e i 17. E una volta che hanno sperimento il fumo, circa la metà di loro continua e diventa dipendente. Che il fenomeno sia presente sul nostro territorio l'ha dimostrato anche l'interesse con i quali i ragazzi hanno scelto di mettersi in coda per verificare la presenza o meno di monossido di carbonio nel proprio sangue sottoponendosi volontariamente ad un test con un misuratore di anidride carbonica. Non pochi i giovani che hanno superato quota 8 - il misuratore va da 1 ad un massimo di 80 ppm, numero di molecole di monossido di carbonio, Co, in un milione di parti di aria -, soglia che «dal punto di vista medico si traduce in intossicazione. Sono cioè fumatori attivi, mentre sotto il 7 potrebbe anche trattarsi di fumo passivo» la spiegazione fornita dall'esperto. Ma c'è stato anche chi ha superato di gran lunga i valori cosiddetti normali, ragazzi che hanno registrato 28 ppm o 30 ppm ed oltre. Fumatori accaniti, inconsapevoli però del fatto che tali valori potrebbero un domani, aldilà dei danni gravi a cui stanno sottoponendo il proprio organismo, pregiudicare un'opportunità lavorativa. «In aziende in cui avvengono fenomeni di combustione se il lavoratore supera la soglia dei 25 ppm viene ritenuto non idoneo per quel posto».

l.begalli

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