Lunedì 31 Maggio 2010

Sono invalidi, rischiano
di restare senza casa

Sono invalidi, ma fra due settimane rischiano di restare senza casa. Adesso chiedono aiuto per evitare di finire per strada. È la vicenda, decisamente complicata, della famiglia Rizzi di Mantello. Bruno Rizzi ha cinquantanove anni, è invalido al settanta per cento. Da alcuni anni abita con la madre Gina Garzelli, ottantaseienne e invalida al cento per cento, in un appartamento di Mantello.
La situazione del civico 21 di via Soriate è disperata, come testimoniano la bandiera italiana issata a mezz'asta, in segno di lutto, sul balcone, e le parole dei diretti interessati.
Bastano poche frasi a Bruno Rizzi per illustrare la propria triste vicenda. La spiega mentre è seduto vicino alla madre, l'anziana donna che condivide le sofferenze del figlio ed è costretta a sopportare una situazione incredibile dopo una lunga serie di guai di salute. «Ho perso la casa, ma non ho fatto niente di male - dice con un tono segnato dalla tristezza, ma non dalla rassegnazione, perché la speranza di un aiuto è viva -. Non sono riuscito a pagare gli alimenti alla mia ex-moglie, ma non l'ho fatto per assenza di volontà. Sull'accordo di separazione c'è scritto che avrei pagato nei periodi in cui avrei lavorato. Purtroppo le mie condizioni psicofisiche mi impediscono di lavorare, così non posso versare quei soldi. Il Tribunale di Legnano mi ha condannato ingiustamente, non valutando le mie reali condizioni di vita. La mia ex-moglie mi ha fatto causa, e così la mia casa è andata all'asta».
Il peggio, se possibile, deve ancora arrivare in questo racconto. Al piano superiore dello stabile ci sarebbe stata una casa dove andare a vivere, ma la situazione è stata resa ancora più complicata, secondo i Rizzi, dall'intervento dell'agenzia che ha assunto la proprietà dei locali dell'abitazione andata all'asta. «Mio fratello Piero mi avrebbe dato l'appartamento che aveva pensato, in un primo momento, di destinare al figlio. Il problema è determinato dal fatto che le due abitazioni hanno impianti in comune. Le perizie dicono che andrebbero divisi. Mio fratello si sarebbe occupato di queste opere, si sarebbe trattato di una mezza giornata di lavori. Purtroppo il nuovo proprietario ci ha minacciati di denuncia in caso di interventi. Pietro non intende lasciare impianti unificati e non ci può lasciare la casa libere. Sulla base di questa situazione, noi rischiamo di restare in mezzo alla strada».
I tempi non permettono di restare tranquilli. «Saremo buttati fuori dalla nostra abitazione. L'ufficiale giudiziario nei giorni scorsi notificandomi lo sfratto ci ha comunicato che il 15 giugno ci sarà lo sgombero con la presenza delle forze dell'ordine. Invitiamo la comunità e le istituzioni a intervenire in quell'occasione, sarebbe una storia "da Gabibbo"».
Nei giorni scorsi Bruno Rizzi ha incontrato i vertici dell'amministrazione comunale, spiegando le ragioni delle proprie difficoltà e chiedendo un aiuto. «Chiedo solidarietà, non per me, ma per mia madre, che dopo una vita spesa in sacrifici e tribolazioni, spera di terminare la propria vita terrena nella propria casa dove ha abitato per 61 anni ininterrottamente. Chiediamo soltanto un aiuto ai servizi sociali e agli enti locali. Siamo gente che ha sempre vissuto senza rinunciare alla propria dignità. Aiutateci». Il fratello di Bruno Rizzi, Piero, chiede «al sindaco che i servizi sociali si occupino seriamente di questo caso, anche perché molta responsabilità è legata alle istituzioni italiane».

l.begalli

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