Venerdì 07 Maggio 2010

Caso dei bancomat clonati
in ospedale: patteggiano

Hanno scelto tutti il patteggiamento i componenti della banda che, truccando i pos all'interno dell'ospedale, avevano realizzato una gigantesca truffa da oltre 500 mila euro.
Il capo, Eusbio Alfonsi, impiegato Inps, aveva già patteggiato 3 anni davanti al gip alcune settimane fa.
Ieri, davanti al gup Carlo Camnasio, sono passati invece Mirco Galantini, l'esperto di elettronica che costruiva le apparecchiature per clonare le tessere bancomat, e i due basisti che conservavano i beni acquistati su Internet con le carte contraffatte: Claudio Vassallo e Angelo Francesco Lamera. Galantini - nato a La Spezia nel '62 e residente a Fontanellato - ha patteggiato la pena di 3 anni di reclusione. Per Vassallo - nato a Genova nel '77 e residente a Sondrio - la pena è 2 anni e 600 euro di multa. Due anni e 400 euro di multa invece la pena patteggiata da Lamera, bergamasco nato a Villa D'Almé nel '62 e residente a Seriate.
Tutti gli indagati possono beneficiare della legge sull'indulto e non sconteranno la pena.
«Siamo di fronte a dei veri e propri geni dell'elettronica: hanno fatto un grosso salto di qualità nel campo della clonazione di carte di credito, rispetto a quanto si era visto finora» aveva commentato il dirigente della squadra mobile della questura di Sondrio, Carlo Bartelli, illustrando i risultati dell'operazione che, a fine settembre 2004, aveva portato alla denuncia degli indagati con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla frode informatica e alla falsificazione e indebito utilizzo di carte di credito. L'organizzazione aveva manomesso alcuni pos (gli apparecchi per il pagamento mediante bancomat o carte di credito) posizionati negli uffici degli ospedali di Sondrio e Lecco, riuscendo a installare al loro interno un piccolo congegno in grado di leggere il numero di carta di credito e l'eventuale pin, il codice segreto, e di trasmetterlo utilizzando una frequenza radio.
Annotati i dati, ai truffatori non restava che creare delle carte di credito clonate delle quali si servivano per fare acquisti via internet e per prelevare contante agli sportelli bancomat. Le cifre della truffa sono da capogiro: la polizia ha sequestrato assegni circolari per 350.000 euro e merce per 200.000 euro.
Oltre trecento le carte di credito clonate, più di cento quelle utilizzate. Gente scaltra, quella dell'organizzazione sondriese, e amante delle cose belle. Tra gli oggetti acquistati, sempre via internet, figurano tra l'altro televisori al plasma, lampadari, mobili, capi d'abbigliamento firmati e anche un computer portatile firmato dal reparto corse della Ferrari. Proprio traendo ispirazione dallo stemma del cavallino rampante, l'operazione era stata battezzata "Black horse". Era stata la denuncia di uno dei truffati a far scattare le indagini, dirette dal sostituto procuratore di Sondrio, Stefano Latorre.
Sull'estratto conto della vittima compariva la voce di un acquisto via Internet in realtà mai effettuato. Sono bastati i primi accertamenti per capire che era necessario affidarsi alla competenza specifica degli uomini della polizia postale di Milano del dirigente Giovanni Pepé.
Poco dopo erano scattate le perquisizioni Il tutto con il contributo dei colleghi della polizia postale di Sondrio dell'ispettore Moreno Fragnito (Massimo Zani e Ivan Lorez) e grazie all'apporto degli uomini della squadra mobile.
Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, il grosso dell'organizzazione aveva sede a Sondrio e aveva operato dal 28 novembre 2003 al 23 settembre 2004.

l.begalli

© riproduzione riservata