Sabato 01 Maggio 2010

Lanzada non "digerisce"
le onoranze funebri

È da un mesetto che la discussione, a Lanzada e dintorni, si «arrovella» attorno ad un argomento vagamente macabro nella sua “inevitabilità”: il passaggio, come si suol dire, a miglior vita. Non in quanto tale, invero, ma con particolare riguardo a quel corollario di incombenze che occorre espletare in vista della ricomposizione della salma e tumulazione della stessa. Argomento, si intuirà da queste prime battute, di non facile trattazione neppure per la scrivente che da alcuni giorni raccoglie i malumori della cittadinanza di Lanzada che, sebbene non voglia pubblicamente esporsi in dichiarazioni ufficiali sul tema, sembra non riuscire proprio a sopportare la presenza di un negozio di “Onoranze funebri” nella centrale via San Giovanni.
«È una questione di ubicazione - dicono i lanzadesi dissenzienti che, peraltro, si starebbero organizzando anche per una raccolta firme - perché va bene tutto, ma proprio lì, all'inizio del centro storico, che vuol essere anche una località turistica, piazzare due vetrine di onoranze funebri, con tanto di insegna a muro e oggettistica varia esposta, proprio non ci sembra adeguato. Anche perché, in estate, in via San Giovanni si allestiscono anche manifestazioni di svago con esposizione di bancarelle e quantaltro. Che figura ci facciamo?».
Eppure è così. La società Veba, con sede a Sondrio, in via Maffei, si è recentemente arricchita di un nuovo socio lanzadese, Patrizia Venzi Pegorari, che ha allestito il proprio punto vendita di servizi funebri al civico 68 di via San Giovanni, in alcuni locali affittati da una persona del posto, e che, formalmente ha tutte le carte in regola per esercitare la propria attività. «Capisco che si tratta di un'attività molto particolare che può toccare la sensibilità della cittadinanza – ammette Patrizia Venzi – però ovunque, oggi come oggi, ci si imbatte in questo tipo di negozi. Che, inizialmente, pensavo di collocare presso la mia abitazione, a Caspoggio, per quanto, poi, abbia desistito non, come qualcuno mormora, per intervenuti problemi con i condomini, ma per il fatto che non era idonea ad ospitare un'attività commerciale di questo tipo. Dopodichè abbiamo provato presso parenti lanzadesi nei pressi del Centro sportivo, che hanno preferito destinare i locali in altro modo. Li capisco, sia chiaro, perché qui è anche una questione di sensibilità più o meno spiccata. La proprietaria dei locali che abbiamo affittato in via San Giovanni, invece, non ha avuto nulla da obiettare e, quindi, eccoci qui. Vorrei aggiungere, peraltro, con le carte in regola, gli spazi idonei, i corsi effettuati, vetrine allestite sobriamente con fiori, un crocifisso, alcuni lumini, nessun oggetto che possa urtare le persone».
Che, però, insistono nell'opporsi a questa location e nel chiedere maggior sobrietà possibile nell'allestimento. «A Chiesa c'è già un'attività analoga (di Franco Ferrari, ndr) – dicono -, tutti lo sanno anche se non c'è alcuna insegna o vetrina che la indichi».

l.begalli

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