Venerdì 02 Aprile 2010

Eolico al San Marco:
no di Legambiente

Sì all'eolico, ma con misura. Quella che sembra mancare nel progetto previsto sopra Albaredo. E il tutto deve avvenire all'interno di un quadro definito e pianificato. Insomma, ci vuole una cornice entro la quale gli interventi che sfruttano l'energia del vento e quella solare abbiano un coordinamento provinciale. Così si esprime Legambiente per bocca del suo portavoce provinciale Ruggero Spada. «L'esperienza maturata con il dibattito sullo sfruttamento dell'energia idroelettrica può aiutarci ad affrontare adeguatamente l'avvio dell'epoca dei preziosi impianti fotovoltaici ed eolici - spiega Spada in una lettera inviata al giornale -. In virtù dell'elevato soleggiamento, le potenzialità fotovoltaiche sono rilevanti e c'è da attendersi una cospicua proliferazione data la rilevante presenza di zone con notevole insolazione». Non mancano tuttavia le spine anche su questo fronte. «Abbiamo - scrive infatti Spada - recentemente avuto un esempio delle possibili controversie nel comune di Montagna, con l'impianto ipotizzato all'Alpe Mara».
Ma è sull'eolico che forse le problematicità sono più evidenti.
«L'utilizzo delle potenzialità eoliche è meno immediato e si concentra perlopiù su alti crinali e spartiacque. E proprio in uno di questi luoghi, il Passo di San Marco, si pensa ad un parco eolico che sorprende per le dimensioni delle sue torri. È ancora al vaglio delle istituzioni il progetto per  la collocazione al San Marco di quattro aerogeneratori, ciascuno con altezza superiore ai 100 metri per una potenza complessiva di circa 6 MW. Anche solo per il trasporto delle componenti degli aerogeneratori occorrerà allargare la strada da Morbegno fino al passo. Ogni torre richiede un'ampia piattaforma; serve anche un edificio per il collettamento dell'energia; infine è necessaria una connessione all'elettrodotto che valica il passo. I cantieri prevedono la realizzazione di accessi alle quattro torri; per garantire la manutenzione queste strade sono conservate anche dopo la fase di cantiere». Insomma, un intervento altamente impattante secondo l'associazione ambientalista. A ciò si aggiunge la delicatezza dell'ecosistema dentro il quale il cantiere andrebbe calato.
«La zona è vincolata sia quale "ambito di elevata naturalità" che come "Zona di Protezione Speciale (Zps) - chiarisce Spada -. Recenti deliberazioni della Regione Lombardia hanno da un lato vietato simili interventi nelle Zps ma dall'altro hanno liberato da ogni vincolo gli interventi per impianti di produzione di energia rinnovabile. Tre conferenze dei servizi hanno permesso di raccogliere il favore degli enti locali valtellinesi, Parco delle Orobie compreso. Per quanto riguarda la Soprintendenza, tre sue assenze consecutive assumono il significano di parere favorevole (!). Gli enti del versante bergamasco hanno espresso parere contrario».
E Legambiente cosa ne pensa? «Il Leone di San Marco potrebbe ruggire rumorosamente all'idea di vedere quattro torrioni svettare sul passo. Il cigno di Legambiente storce invece il becco: l'associazione è sì favorevole agli impianti eolici, ma qualche no andrà pur lanciato. In questo caso, oltre alle dimensioni delle opere, preoccupa il fatto che nessuno abbia ancora fatto il punto e definito una strategia». Ed è qui che si concentra la proposta di collocare il dibattito sull'energia in un contesto che abbracci l'intera provincia. «Già nel caso dei piccoli salti idroelettrici, la patata bollente era finita nelle mani degli amministratori dei piccoli comuni - ricorda Spada -. Legambiente ritiene che si debba evitare uno spezzatino di impianti, tanto solari quanto eolici: la strategia energetica e del paesaggio deve essere decisa in un quadro complessivo. In questo la posizione della Provincia è molto importante: l'uso, positivamente in espansione, delle fonti rinnovabili va incentivato e deve essere accompagnato da una pianificazione paesaggistica, urbanistica ed energetica. Le scelte non devono essere determinate dagli interessi imprenditoriali, legittimi ma non prioritari. Occorre una pianificazione che, attraverso un approfondimento del Piano territoriale di coordinamento provinciale dia degli indirizzi, anche per i Piani di governo del territorio».
Un piano di sostenibilità, in poche parole, che abbia come orizzonte quel 2020 che dovrebbe rappresentare un punto di svolta - finalmente virtuoso e sostenibile - tra uomo e natura.

l.begalli

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