Mercoledì 24 Febbraio 2010

Lorenzo Selva: «Assurdo
avere uno sbocco solo»

«Sulla vicenda della Cranchi non ho molto da dire, se non testimoniare che è un'azienda seria ed un fiore all'occhiello dell'industria nautica a livello mondiale. Credo che, al di là delle polemiche che ne sono seguite, il suo intervento debba essere interpretato come un momento di sfogo dovuto all'esasperazione, comprensibile quando in una condizione del mercato già in grave crisi ci si trova a non poter effettuare neanche le consegne richieste».
A distanza di una settimana dallo scoppio del “caso” Cranchi, poi rientrato, che ha suscitato un dibattito andato oltre i confini provinciali e che ha coinvolto anche il territorio confinante di Lecco, parla Lorenzo Selva, il presidente e amministratore delegato della Selva Marine spa, azienda leader nel mercato nautico europeo con sede a Tirano, che ha accettato di dire la sua su un problema che tocca inevitabilmente l'industria valtellinese, in generale, ed il settore del quale si occupa, quello nautico, in particolare.
Da imprenditore, ritiene che ci sia qualche responsabilità per quanto è successo?
«Non è colpa di nessuno se la frana è caduta, anche se essendo la statale 36 di fatto l'unica arteria di collegamento da e per la Valtellina si potevano affrettare i tempi dell'intervento di ripristino. Nei 10 giorni in cui la superstrada è rimasta chiusa, abbiamo subito tutti disagi incredibili. I nostri mezzi impiegavano anche 3 o 4 ore in più per arrivare a destinazione, ma almeno potevano passare».
Come è possibile che, nel 2010, si debba dipendere ancora da un'unica via di collegamento per entrare ed uscire dalla Valtellina?
«E' incredibile, ma il paradosso è che chi sta a Piantedo può già ritenersi fortunato rispetto a chi si trova a Tirano, perché almeno è vicino alla superstrada. Raggiungere Colico è ogni volta un calvario e francamente non capisco come si possa andare avanti così e pensare che una provincia abbia uno sbocco solo. Noi ormai siamo a Tirano da 50 anni e se dovessimo fare i conti di quanto ci è costato in termini economici non possiamo di certo dire di averci guadagnato, anzi. Per fortuna ci sono i dati positivi, come la qualità della vita e del personale».
Perché secondo lei non si è ancora fatto niente per risolvere questa situazione?
«Nella realtà dei fatti si sa benissimo che certe scelte vengono fatte dalla politica e tutta la provincia messa insieme ha meno abitanti di un quartiere di Milano. Lo scarso peso politico assieme alla mancanza di sbocchi importanti coi Paesi confinanti hanno fatto sì, a mio avviso, che non venissero mai realizzate infrastrutture adeguate. Ora speriamo che il nuovo pezzo della statale 38 arrivi presto e soprattutto che si vada avanti e non ci si fermi lì. Comunque, a parte la settimana di chiusura della superstrada dovuta alla frana, c'è un'altra notizia che mi ha fatto molto preoccupare».
E quale sarebbe?
«Ho sentito che a breve dovrebbero iniziare i lavori di ripristino delle gallerie, per cui sarebbe previsto il transito a senso unico alternato per qualche mese. Capisco che è meglio che niente, ma sarebbe auspicabile che almeno negli orari di punta si cercasse di venire incontro ai lavoratori e soprattutto che i lavori non durassero un'eternità. In un Paese civile questi interventi verrebbero effettuati di notte, per essere in grado di ripristinare la viabilità di giorno. Non chiedo tanto, ma almeno che si lavori anche di notte per affrettare i tempi, come già succede regolarmente all'estero».
Si è parlato di crisi del mercato. Come va il settore nautico?
«La crisi c'è, come in tutti i settori, anche se il calo ha riguardato soprattutto le esportazioni che non il mercato nazionale. E' la prima volta che mi trovo a “maledire” il fatto di esportare così tanto all'estero».
Vede segnali di ripresa o la crisi sarà ancora lunga?
«Secondo me bisogna distinguere il mercato dalla produzione. Dal punto di vista delle vendite, credo che il peggio sia stato toccato tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, per cui da qui in avanti potremmo aspettarci una ripresa lenta e graduale, anche se ci vorranno 4/5 anni per tornare ai livelli raggiunti nel 2007, se mai ci torneremo. Per quanto riguarda la produzione, invece, dobbiamo mettere in conto un semestre di “scarto”, per cui in generale il 2010 dal punto di vista occupazionale potrebbe essere anche peggiore del 2009. Fortunatamente, per quanto ci riguarda, siamo riusciti a giocare di anticipo. Dal febbraio del 2009 fino al mese scorso abbiamo avuto il 90% dei dipendenti in cassa integrazione per due giorni a settimana su cinque, adesso le percentuali si sono invertite e siamo tornati a lavorare normalmente. Un risultato di cui andiamo particolarmente fieri, perché dimostra che la nostra azienda ha saputo correre ai ripari in tempo».

l.begalli

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