Mercoledì 24 Febbraio 2010

Valanghe, un bilancio tragico:
morta anche la giovane francese

Non ce l'ha fatta neppure lei. Dopo la notizia della morte di Emilio Borgonovo, il 72enne originario di Meda ma ormai cittadino di Isolaccia di Valdidentro rimasto sepolto dalla valanga staccatasi a Bormio, è giunta anche quella del decesso di Sophie Fogola, 29 anni, francese sepolta sotto la neve sul monte Olano, in Valgerola. La giovane presentava una forte ipotermia e traumi tali da far pensare a lesioni degli organi interni.
Un duplice soccorso, quello di domenica, che ha dell'incredibile se si considera che in entrambi i casi - dall'allarme al momento del ricovero in ospedale - sono trascorse pochissime ore (un'ora e 32 a Bormio e un'ora e 45 in Valgerola). «E non credo siano molte le località in Europa che possano vantare una simile efficienza», tiene a sottolineare Paolo Della Torre, responsabile della stazione sondriese dell'Areu, l'azienda che gestisce l'urgenza ed emergenza in Lombardia.
Ma ogni sforzo è stato vano: dalle ricerche in valanga a Bormio e sul monte Olano - con decine di volontari del soccorso alpino, militari, impiantisti e unità cinofile -; alla rianimazione cardiopolmonare subito effettuata dai medici e proseguita nel trasferimento in elicottero (sui velivoli di Sondrio e Como) organizzato a tempo di record a Bergamo e a Milano, dove i due pazienti hanno lentamente ripreso la temperatura corporea.
Si è dunque aggravato il bilancio di una splendida giornata che gli esperti di montagna avevano subito bollato come rischiosa: non una nuvola in cielo, clima mite in quota per l'inversione termica e neve "zuccherina", l'ideale, insomma, per le valanghe. Ma al di là del drammatico epilogo, le due tragedie sono imparagonabili e proprio per questo la vicenda di Bormio si è conclusa con un clamoroso arresto che è balzato - per la sua unicità - agli onori delle cronache nazionali.
Sul monte Olano la coppia di scialpinisti francesi coinvolta nella slavina - marito e moglie entrambi di 29 anni - si è comportata in modo coscienzioso, perché ben consapevole del rischio che stava correndo. Non a caso i due si sono e consultati con le guide alpine che hanno incontrato in quota e con loro hanno concordato la via migliore da seguire per la discesa (in pratica la pista tracciata con le pelli di foca durante la salita).
A Bormio, invece, il comasco di Inverigo Gabriele Volontè, 29 anni, e il pensionato Emilio Borgonovo, hanno volutamente ignorato i cartelli di divieto a bordo pista per infilarsi in una delle zone più note per la loro pericolosità. E non era la prima volta. Il più anziano era stato addirittura multato il giorno prima dalla Guardia di finanza per aver violato quell'articolo 58 comma secondo della legge regionale (la 19 del 2004) che vieta il fuoripista. Non solo. Nel 2004 aveva già provocato una valanga che gli costò una condanna a 8 mesi, mentre il compagno di avventura due anni fa fu sanzionato per il fuoripista.
Due recidivi, insomma, che si vantavano delle loro prodezze. Due che - questa la tesi della procura - se anche non avevano intenzione di provocare la valanga, avevano tutti gli elementi per intuire il rischio. Di qui l'arresto facoltativo messo a segno dalla Questura di Sondrio che in poche ore - grazie alle indagini condotte dagli agenti Dario Confortola, Rolando Salvadori e dal sovrintendente Raffaele Floreali (coadiuvati dal supporto logistico dei carabinieri di Bormio) - hanno rintracciato il comasco, ricostruito la dinamica e la "storia" dei due. Il più anziano, viste le sue condizioni è stato solo denunciato a piede libero, il più giovane, è finito in carcere per valanga colposa con l'aggravante della colpa cosciente.

l.begalli

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