Mercoledì 24 Febbraio 2010

«Portate nel mondo
il sorriso di Mattia»

«La vita non è inutile, se ci è stata donata è per un motivo ben preciso». Così scriveva, poche settimane fa, Mattia Cabassi, lo studente quattordicenne travolto da un “rompighiaccio” venerdì scorso mentre, insieme ad un amico, camminava sulle rotaie. Un gioco pericoloso, ai limiti della follia. Una roulette che purtroppo ha portato via Mattia per sempre, lasciando, tra i tanti che lo conoscevano, un dolore immenso che, ieri in una chiesa di San Giovanni mai così gremita, pesava come un macigno.
Mattia, come tanti giovani della sua età amava la vita. Le testimonianze lette in chiesa dai compagni di classe in lacrime, parlano di un ragazzo solare, giocoso, sempre pronto a scherzare: «con quella tua risata lunga - ha detto un'amica - mettevi sempre tutti di buonumore». Eppure dietro a questa apparente felicità c'era una ferita, una zona grigia, una sofferenza profonda che, ha detto don Diego Fognini: «sono rimaste sepolte, come capita spesso in molte famiglie, a scuola, in questa nostra società dove non siamo più capaci di ascoltare». Per questo don Diego si augura che la morte di Mattia, che aveva soltanto 14 anni e non meritava il triste destino che la vita gli ha riservato, possa essere «una testimonianza, un monito per tutti, affinché da domani possiamo portarci sulle spalle questo dolore e questa responsabilità, condividendola a facendocene carico nell'ascoltare, ogni giorno, tutti coloro che busseranno alla nostra porta per chiedere aiuto».
Sulla bara color nocciola di Mattia la sua fotografia. La stessa che gli amici hanno voluto pubblicare su Facebook subito dopo la sua morte. La faccina pulita e scarna, due occhi grandi e quello sguardo fisso verso il futuro, che per Mattia non ci sarà più. Vicino alla foto anche la maglia della Roccascissa, la squadra di calcio di Berbenno dove Mattia aveva militato per qualche tempo. A celebrare la messa oltre a don Diego, anche l'arciprete di Morbegno, don Andrea Salandi, i due canonici della parrocchia di San Giovanni, don Francesco Quadrio e don Feliciano Rizzella e poi il parroco di Berbenno don Donato Giacomelli. Accanto al feretro la piantina di un ulivo che don Diego ha portato dalla sua serra di Cermeledo a simboleggiare quella pace e quella serenità che i genitori e i tanti che amavamo Mattia possano ritrovare nel ricordo del loro caro. Un silenzio surreale, interrotto dalle parole e dalle lacrime, ha avvolto la cattedrale durante tutta la celebrazione. Al termine della messa i ragazzi si sono abbracciati, hanno pianto. Tanti hanno voluto fare le condoglianze a mamma Tina, nascosta dietro a un paio di occhialoni scuri. Don Diego ha voluto leggere una preghiera di don Tonino Bello: «...Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l'ala, l'unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te, soprattutto per questo fratello sfortunato, dammi, o Signore, un'ala di riserva». «Siate voi quell'ala di riserva - ha concluso il sacerdote - e portate nel mondo il sorriso di Mattia».

l.begalli

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