Inchiesta sul G8: «Tracce
dei Casalesi a Sondrio»

C'entra pure Sondrio nell'inchiesta su Antonio Di Nardo, il funzionario del ministero delle Infrastrutture finito nell'inchiesta della procura di Firenze sugli appalti del G8, e sospettato di avere rapporti con il clan campano

Inchiesta sul G8: «Tracce dei Casalesi a Sondrio»
C'entra pure Sondrio nell'inchiesta su Antonio Di Nardo, il funzionario del ministero delle Infrastrutture finito nell'inchiesta della procura di Firenze sugli appalti del G8, e sospettato di avere rapporti con il clan dei Casalesi.
E tutto per via della "Soa nazionale costruttori organismo di attestazione" spa, società di fatto «occultamente riconducibile a Di Nardo Antonio» e che fino a poco tempo fa aveva sede a Sondrio, in via Parolo 38.
Tra i soci della società figurano tra gli altri, il parlamentare del Pdl Paolo Russo e Giuseppe Mastrominico. Quest'ultimo - sostengono i carabinieri del Ros nella loro informativa inviata in procura - è cugino di Pasquale Mastrominico che, a sua volta, è cognato di Rachele Iovine, sorella del boss dei casalesi Antonio Iovine detto 'o Ninnò.
Iscritta al registro della Camera di commercio di Sondrio il primo agosto del 2000, la Soa - capitale sociale mezzo milione e rotti di euro deliberato, sottoscritto e versato - nel 2005 si è trasferita a Napoli, città dove proseguono le indagini da parte della Direzione investigativa antimafia che documenta rapporti che sarebbero intercorsi tra Antonio Di Nardo e Carmine Diana, titolare della "Impregica Costruzioni srl", per gli inquirenti legato al noto Francesco Bidognetti, esponente di vertice del clan dei casalesi.
La "Soa" citata dall'inchiesta e rilanciata da tutti gli organi di informazione risulterebbe avere avuto sede legale nel capoluogo valtellinese ed uffici un po' in tutt'Italia (Napoli, Cagliari, Vimodrone) e operava nel campo dell'edilizia pubblica rilasciando alle imprese le attestazioni di cui avevano bisogno per poter partecipare alle gare d'appalto come previsto dal regolamento del Dpr del gennaio del 2000. Tutto in regola, almeno formalmente.
Assolutamente sorpreso il presidente di Ance Sondrio Gianmaria Castelli (52 aziende, 1171 addetti): «Non sapevo neppure ci fosse una "Soa" a Sondrio e non credo neppure che i nostri associati ne siano a conoscenza. So invece che le nostre imprese utilizzano la "soa" da noi partecipata: la Cqop che ha sede a Milano con diverse filiali in Lombardia». Interessante, a questo punto, sarebbe capire se e quanti uffici pubblici hanno tra le loro carte delle certificazioni rilasciate dalla Soa in odor di mafia. Sia come sia, il fatto che questa società abbia avuto sede legale a Sondrio fa sorgere il sospetto che questa vallata abbia sempre più bisogno di essere difesa da infiltrazioni criminali. Ne è convinto il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, il colonnello Marco Selmi, che già un anno fa insisteva sulla necessità di «tutelare l'ambiente delle imprese, a 360 gradi, per far sì che le aziende della provincia di Sondrio possano continuare ad operare serenamente al riparo da infiltrazioni criminali che, in un'oasi di pace apparente come questa, pongono in essere comportamenti striscianti e silenziosi, come silenziose sono le iniezioni di denaro sporco che potrebbero servire ad acquisire aziende, immobili, porzioni di territorio».
Dopo un anno di intenso lavoro su questo fronte cosa ci può dire? «Confermo che questo tipo di indagini hanno bisogno di silenzio».
Ma è agli appalti che pensa? Il caso dell'appalto per la strada di Bema vi ha visto in prima linea con sequestri in studi di professionisti, enti pubblici e società private. «Mettiamola così: le ripeto quello che le ho detto mesi fa: avevamo individuato degli embrioni che potrebbero essere proprio un avamposto silente di potenziali "truppe di occupazione". E quindi stiamo investigando. E poi non dimentichiamo il fatto che Lecco è a due passi da qui e in quella provincia è più che documentata la presenza dei clan mafiosi calabresi».
Non è forse un caso, quindi, che sempre la Guardia di finanza di Sondrio si sia fatta promotrice di un protocollo di intesa con palazzo Muzio per garantire l'affidabilità delle imprese edili e quindi la trasparenza nel mercato e la correttezza negli appalti in quelle gare in cui l'importo sia superiore al milione e mezzo di euro. Sino ad ora un solo caso: quello del sottopasso di Novate per il quale la Provincia ha fornito alle Fiamme Gialle copia di tutta la documentazione relativa alla gara d'appalto.
I militari - «senza inficiare i tempi previsti dalle procedure di appalto», precisa il colonnello della Guardia di finanza Marco Selmi - possono sempre eseguire controlli a campione e verifiche sul contenuto degli atti presentati dai soggetti che parteciperanno alle gare d'appalto «per verificare se alla regolarità cartacea corrisponde una verità sostanziale».

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