Giovedì 11 Febbraio 2010

Ma i sindacati insorgono:
«Prima paghino gli stipendi»

«La Cranchi eviti di ricattare i lavoratori e paghi gli stipendi ai propri dipendenti». Non è affatto piaciuto alle segreterie provinciali di Femca-Cisl e Filcem-Cgil il comunicato stampa diffuso ieri mattina dal Comitato per l'occupazione e dal Consiglio di fabbrica dell'azienda di Piantedo. Un'impresa dove, sul piano delle relazioni sindacali, la situazione è storicamente complicata.
Basti pensare che solo un terzo circa dei dipendenti è iscritto alle organizzazioni dei lavoratori e che anche nella gestione della crisi - con tre accordi stipulati per la cassa integrazione guadagni - non sono mancate le divergenze fra le parti sedute attorno a un tavolo.
«L'azienda Cranchi ha deciso unilateralmente di sospendere il pagamento degli stipendi ai propri dipendenti, imputando tale decisione alle difficoltà della rete viabilistica dopo la frana verificatasi nelle settimane scorse nel tratto di superstrada tra Bellano e Lecco - sottolineano Rossano Ricchini dalla Cisl e Valter Rossi per la Cgil -. Si tratta di un atteggiamento inaccettabile per le organizzazioni sindacali. E' ricattatorio nei confronti di chi con umiltà si è sempre prodigato per il buon nome dell'azienda: i lavoratori e le lavoratrici della Cranchi. Quello che più ci rattrista in questa vicenda - aggiungono - è l'utilizzo strumentale da parte della proprietà dei lavoratori coinvolti in un comunicato da un fantomatico “Comitato per l'occupazione Cranchi”. Ognuno faccia il proprio mestiere, ma lo faccia bene».
Molti dubbi sono legati all'atteggiamento assunto dalla proprietà e dalla dirigenza negli ultimi due anni. «Dov'era questo Comitato l'anno scorso, quando Cranchi impose un programma di giornate non retribuite, ben quindici, pur di non utilizzare la cassa integrazione? Dove è stato questo Comitato in questi mesi di cassa integrazione dove la rotazione dei lavoratori non è mai stata applicata?  
I dirigenti che alle riunioni sindacali rappresentano l'azienda non possono elevarsi a difensori di chi fino a ieri non hanno tutelato».
Rossi e Ricchini aggiungono che come sindacato hanno cercato in questi anni  - e assicurano di essere intenzionati a proseguire lungo questa strada -, un dialogo «che ci è sempre stato negato».
«Sulla carta nessun ostacolo ai diritti sacrosanti del fare sindacato, ad esempio l'assemblea, ma nei fatti nessun coinvolgimento concreto - chiariscono i sindacalisti valtellinesi -. Oggi l'azienda  con questo atteggiamento improvviso, che penalizza fortemente oltre duecento famiglie, non può che vedere il sindacato esprimere dissenso, perché alla fine chi ci rimette sono solo i lavoratori».
Ieri Cgil e Cisl hanno inviato una lettera alla proprietà e al prefetto di Sondrio Erminia Rosa Cesari, invitando l'azienda della Bassa Valle a procedere con l'erogazione degli stipendi, «pronti come sindacato a fare la nostra parte per salvaguardare l'occupazione e la capacità produttiva degli stabilimenti Cranchi».

l.begalli

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