Domenica 31 Gennaio 2010

Lutto in provincia:
è morto padre De Piaz

Il 24 febbraio avrebbe compiuto 92 anni. Padre Camillo De Piaz si è spento, invece, sabato notte alle 3, dopo un ricovero d’urgenza per un malore nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Sondrio. A darne notizia questa mattina è stato l’amico Bruno Ciapponi Landi, assessore alla Cultura di Tirano e curatore dell’archivio che raccoglie gli scritti di oltre sessant’anni del padre servita, dai primi apparsi sul foglio clandestino “L’Uomo” nel periodo della Resistenza sino agli ultimi interventi sul periodico “L’Alternativa locale” per la rubrica “Il crocevia”.
Nato a Madonna di Tirano nel 1918, ultimo di quattro figli, padre Camillo era entrato giovanissimo nello studentato dei Servi di Maria a Monte Berico, in provincia di Vicenza. E’ qui che avvenne l’incontro fondamentale con Giuseppe Turoldo, il futuro padre David, al quale lo legò per sempre un’amicizia fraterna. I funerali saranno celebrati martedì alle 14,30 nel Santuario.
«Padre Camillo non aveva paura della modernità. Per lui la cultura era un valore in se stesso, per questo era aperto al dialogo e al confronto e difendeva la necessità di costruire un ponte tra il mondo laico e religioso».
Il padre servita Giorgio Zeini è stato fra i discepoli del frate tiranese, amico di padre David Maria Turoldo. «Con me e con padre Antonio Santini c’era un legame intenso, come figli che avevano seguito la sua linea» racconta il religioso, che è stato accanto a padre Camillo nelle ultime ore. «Ci siamo conosciuti a metà degli anni 70, quando ero nella parrocchia dell’Addolorata di San Siro a Milano e frequentavo la libreria della Corsia - ricorda -. Poi, nel ’77, venivo a Tirano in estate a sostituire i frati che andavano in vacanza e padre Camillo era per me un maestro e una guida, ma anche un riscontro delle riflessioni e delle scelte, soprattutto in un momento di grandi tensioni per la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II».
Proprio il Concilio è stato per il frate tiranese un faro. «Uno dei suoi grandi timori era che volessero abbandonare il Concilio, lui che era un convinto sostenitore del confronto con la modernità, pur nell’amore profondo che lo legava alla Chiesa. Diceva spesso che bisogna soffrire “pour l’èglise” (per la chiesa) ma qualche volta anche “par l’eglise” (a causa della chiesa). E lui l’amava moltissimo, anche se qualche volta soffriva nel vedere che venivano fatte scelte che non condivideva».

l.begalli

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