Giovedì 28 Gennaio 2010

Treni fermi e strade chiuse:
ieri una giornata da incubo

Una giornata da incubo per i pendolari della linea Milano-Lecco-Sondrio, per i quali la parola "rispetto" rimane sul binario morto.
Lo sciopero nazionale dei treni proclamato dalle 21 di martedì sera alle 18 di ieri ha buttato ulteriormente fuori strada le residue speranze di chi viaggia normalmente di arrivare in orario al lavoro. Una vicenda ancor più grave tra la Valtellina e il Lecchese in una settimana in cui la frana caduta lunedì mattina a Varenna ha creato pesanti disagi a chi viaggia. Se la Super 36 resta chiusa, la miglior soluzione dovrebbe essere il treno.
Il brivido freddo legato a un possibile sciopero serpeggiava nelle poche carrozze con luce e riscaldamento che componevano il convoglio delle 20 di martedì sera diretto a Sondrio. Certezze però, nessuna. Il display della stazione di Lecco annunciava con l’indisponente voce elettronica l’arrivo dello stop ai treni il giorno successivo, invitando a collegarsi al sito di Trenitalia oppure digitando il numero Verde per avere ulteriori informazioni.
Peccato che a questo recapito rispondesse ancora una volta una voce elettronica che, confermando lo sciopero, affermava come Trenitalia non fosse in grado di informare sulla situazione dei treni regionali e invitava l’utente a recarsi in stazione e osservare i display per saperne di più! Un ritornello che non cambiava neppure il giorno seguente quando, prima di andare veramente in stazione, provi a saperne di più. Neppure collegarsi al sito serve. Una mascherina alle 8.45 chiede pazienza poiché l’aggiornamento dei dati è in corso, mentre piovono un sacco di richieste.
Allora non resta che andare in stazione a Sondrio. Varcata la soglia, capisci subito che qualcosa non funziona. I display indicano normalmente i vari treni in partenza e in arrivo, ma una fascia gialla ai piedi degli orari ricorda che lo sciopero è in corso. Ma i treni? Quello delle 9.38 non parte. È la prima certezza. Dalle 6 alle 9 tutto garantito, dopo invece tanti saluti. A saperlo prima! «Che facciamo? Prendiamo la tua macchina e andiamo tutti e quattro? - si chiede un gruppo di amici vicino allo sportello -. Ma fino alla Centrale riesci ad arrivare?».
«Voglio cambiare il mio biglietto», afferma un’altra signora rivolta alla biglietteria. «Rinuncia o vuole spostarlo su un’altra corsa?», le viene chiesto. «Ma quando parte il prossimo treno?», è la domanda della donna a cui segue un gesto sconsolato del dipendente delle Ferrovie, che allarga le braccia.
Inutile indugiare. Meglio prendere l’auto e affrontare l’avventura. Proprio di avventura si tratta. Fino a Colico la temperatura è di -4 gradi e la brina fa capolino sui muretti della ferrovia che costeggia la strada, coi binari malinconicamente vuoti.
A Colico la scelta cade sulla provinciale, incrociando le dita. Subito dopo l’abitato, ecco quattro bisonti della strada che promettono di scortarti per un bel pezzo. L’andatura non supera i 60 chilometri all’ora, ma almeno si viaggia fino a Dervio tra qualche timore quando due camion si incrociano sotto le anguste gallerie. Qui invece inizia il calvario. Tra Dervio e Bellano si forma una coda che piano piano assume proporzioni enormi. Dall’altra parte non arriva nessuno per una decina di minuti, poi ecco finalmente qualche auto seguita da tir e camion a volontà. E noi? Nessuno si muove per mezz’ora. Un camionista e un automobilista si scambiano impressioni: «Sono partito alle 10.30 da Lecco, ora sono le 12 e sono ancora qui», dice uno. «Che smacco per il turismo in Valtellina», ribatte l’altro. Intanto passa a sirene spiegate un’ambulanza con un’auto medica e ti chiedi «Ma come passeranno?». Poco oltre un’altra ambulanza si infila addirittura in un parcheggio per superare il serpentone.
Rimetti in moto e avanzi di trecento metri. Ma è un’illusione. Altra mezz’ora di stop. Morale. Arrivi a Lecco alle 12.50 dopo quasi tre ore e mezzo di viaggio per coprire 80 chilometri. Tante grazie a Trenitalia.

l.begalli

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