Mercoledì 20 Gennaio 2010

Anche in provincia
la pensione è magra

Anno nuovo, pensione nuova. Ma senza aumenti: in molti casi c’è addirittura il segno meno. A causa di una vicenda estremamente complicata, all’inizio del nuovo anno anche per i pensionati valtellinesi non si può parlare di cifre più sostanziose. Per alcuni gli assegni sono sostanzialmente identici a quelli del 2009, per altri non sono mancati i casi di  riduzioni  - minime, ma comunque significative - delle quote. Come sottolinea lo Spi-Cgil, impegnato su questo fronte insieme alle federazioni di Cisl e Uil, è tutto regolare, e forse è anche peggio di quanto si è pensato nel momento della ricezione del cedolino. La detrazione - spiega il sindacato pensionati di via Petrini - è dovuta al conguaglio negativo. L’aumento stabilito per le pensioni nel 2009 in base all’inflazione attesa è stato pari al 3,3%. Ma i prezzi nell’anno appena concluso sono cresciuti meno del previsto, dunque l’inflazione è stata sovrastimata e i calcoli rifatti hanno fissato il valore corretto a 3,2%.
Questo significa che i pensionati hanno ricevuto uno 0,1% in più, una cifra che ora sono costretti a restituire allo Stato. Si tratta di una percentuale che va moltiplicata per tredici mensilità: ecco spiegato il magro assegno di gennaio, dove sostanzialmente non ci sono aumenti (quando il recupero viene spalmato su gennaio e febbraio) oppure c’è addirittura il segno meno (nel caso di una sola rata per la restituzione).
«L’Inps per una parte dei pensionati ha voluto recuperare subito, portando alla riduzione degli assegni, per altri ha deciso di ripartire in due rate l’onere del conguaglio negativo dovuto al differenziale di perequazione automatica per l’anno 2009 – sottolinea Renato Cipriani, segretario provinciale dello Spi-Cgil -. Così, in questo secondo caso, sulle pensioni in pagamento nel mese di gennaio e febbraio, l’aumento per perequazione 2010 è sufficiente a compensare la trattenuta per differenziale di perequazione 2009, e l’importo complessivo risulterà non inferiore  - ma anche, purtroppo, non superiore - a quello in pagamento fino al mese di dicembre 2009. Una situazione di gran confusione che si poteva evitare».
Le pensioni a marzo dovrebbero riguadagnare i livelli di prima. È previsto infatti un aumento dello 0,7%. Peccato che questo aumento venga definito «beffa» dal sindacato. Lo dimostrano i numeri. Secondo i dati Inps per l’anno 2009 l’importo medio mensile dei lavoratori dipendenti – oltre 17mila pensioni - della provincia di Sondrio ammonta a 954 euro, mentre si scende a 650 per gli autonomi (quasi 14mila).
Nel caso delle pensioni di invalidità si parla di 617 euro per i 2424 dipendenti e 473 euro per i 1800 autonomi. Sul fronte delle pensioni al superstite (alla morte del lavoratore assicurato o pensionato, spetta ai componenti del suo nucleo familiare), circa 13mila in totale, gli assegni vanno dai 524euro dei dipendenti ai 380 degli autonomi.
«Non siamo a conoscenza del numero esatto di pensionati, sappiamo che le pensioni sono più di 65mila – aggiunge il sindacalista valchiavennasco -. E le cifre medie sono sempre più spesso inadeguate per una vita dignitosa». Non ha scelto la stessa strada dell’Inps l’Inpdap, l’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica. «In questo caso, a gennaio non sono state applicate le addizionali, che si rifaranno vive a febbraio o a marzo. Ci si deve aspettare una piccola “sberla” per i prossimi mesi, insomma». 
Nel frattempo, mentre il governo parla dell’ipotesi di una minore pressione fiscale, lo Spi continua a chiedere meno tasse per i pensionati. «Nell’Italia dei mille paradossi i precari pagano le pensioni dei dirigenti d’azienda». Lo Spi-Cgil di Sondrio si sofferma su alcune questioni nazionali capaci di raccogliere una notevole attenzione anche fra i pensionati valtellinesi di oggi e fra chi spera di entrare a far parte, magari in un futuro molto lontano, di questa invidiata (sempre meno spesso) categoria. L’argomento è più che mai all’ordine del giorno e sempre più sulla bocca di tutti, visto che ne parlano giornali e telegionali in continuazione.
«C’è una gigantesca operazione di redistribuzione del reddito a danno dei lavoratori – sottolinea l’organizzazione di via Petrini -. Dal bilancio del 2009 dell’Inps emerge un attivo prodotto soltanto da alcune categorie di lavoratori. Altre sono decisamente in perdita».
Secondo i dati a disposizione dello Spi, ha i conti in regola il comparto dei lavoratori dipendenti, con un attivo di 6,8 miliardi. I parasubordinati – un gruppo che raccoglie i precari, i collaboratori di ogni tipo, amministratori e venditori – hanno un tesoretto di otto miliardi. Segno più anche per le prestazioni temporanee (il fondo per cassa integrazione guadagni, malattia e disoccupazione) con ben 4,6 miliardi. 19,4 miliardi in tutto, che non restano fermi.
Secondo la Cgil c’è una specie di “Robin Hood al contrario”. «Questi soldi si muovono, vanno a ripianare i deficit del fondo pensioni dei dirigenti d’impresa che segna -3,2 miliardi, quello dei coltivatori diretti a -5 miliardi, ai commercianti con 116 milioni e al clero a -111. Va bene la solidarietà, ma dovrebbe essere a favore dei poveri. Si pensi che mentre la pensione dei dipendenti è di 10.600 euro in media, quella dei dirigenti d’impresa è di 45mila euro medi e che per i precari la pensione sarà un assegno da fame».

l.begalli

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