Mercoledì 13 Gennaio 2010

Crosio sul nucleare:
«No al Pian di Spagna»

L’onorevole valtellinese della Lega Jonny Crosio esclude che il Pian di Spagna rientri fra i siti idonei alla costruzione di centrali nucleari. «Manca l’ufficialità - dice - poiché l’elenco dei siti idonei non è stato ancora formalmente definito, ma si può escludere, a prescindere, che ne faccia parte il Pian di Spagna». Crosio a Montecitorio ha avuto un seppur informale incontro con il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, riguardo l’eventuale coinvolgimento della zona al confine fra le province di Sondrio, Lecco e Como all’insediamento di una centrale nucleare. Sollecitato dal dibattito che si era sviluppato nei giorni scorsi, l’onorevole Crosio, ritornato a Roma per la ripresa dei lavori del Parlamento, ne ha immediatamente parlato con il sottosegretario, che sta seguendo da vicino la questione del ritorno del nucleare in Italia.
Vi sono ancora una serie di passaggi per completare l’iter che porterà alla definizione dei siti idonei a ospitare le nuove centrali: prima verrà istituita una commissione ad hoc per l’individuazione delle aree che verranno successivamente sottoposte ai pareri delle regioni. «Il nucleare di nuova generazione è una grande opportunità per il nostro Paese - sottolinea l’onorevole del Carroccio - la linea del Governo mi trova assolutamente favorevole. Detto questo è però necessario individuare i siti più idonei ad ospitare i nuovi impianti e, soprattutto, le aree nelle quali dovranno essere stoccate le scorie. Il Pian di Spagna, e più in generale il nostro territorio, non lo è certamente, per questo ho immediatamente condiviso le preoccupazioni di amministratori pubblici e cittadini. Le parole del sottosegretario Saglia, che ha tendenzialmente escluso questa eventualità, credo rassicurino tutti. Del resto, la necessità di enormi e costanti flussi di acqua per il raffreddamento degli impianti, preferito al raffreddamento ad aria per le migliori garanzie che offre, rende il Pian di Spagna poco adatto, in quanto l’Adda non è in grado di assicurare una portata costante».

l.begalli

© riproduzione riservata