Lunedì 11 Gennaio 2010

Il nucleare al Pian di Spagna
sommerso da un coro di no

L’ipotesi che ha fatto capolino sul nostro quotidiano ha già fatto molta strada sul social network Facebook, dov’è nato il gruppo «No alla centrale nucleare in Pian di Spagna» che continua ad aumentare gli iscritti che nel tardo pomeriggio di domenica avevano già raggiunto quota 1130.
A fondare il gruppo è stato Dario Bianchi, assessore provinciale leghista a Como e sindaco del piccolo comune comasco di Trezzone che ha spiegato così la sua posizione: «Già abbiamo Telespazio, già siamo sommersi da richieste di captazione dell’acqua dai nostri torrenti a scopo idroelettrico. Se qualcuno avesse in mente di creare una centrale nucleare nel Pian di Spagna per produrre energia elettrica - ha concluso -, dovrà trovarci compatti nel dire no».
Nella discussione ci sono le posizioni di varie persone che si esprimono anche se qualcuno, pur contrario, riconosce che c’è il bisogno di avere elettricità e da qualche parte «bisogna andare a prenderla».
Davanti «all’assurdità», c’è la preoccupazione di chi abita a 300, 400 metri in linea d’aria e si ripropone di informarsi, chi trova il distinguo dicendo che la causa «non deve essere sponsorizzata politicamente», vista l’appartenenza di chi ha promosso il gruppo.
Ancora c’è chi sottolinea che la centrale sarebbe in una zona protetta e ad alta vocazione turistica, pur non dichiarandosi in linea di principio contrario al nucleare, chi invece la vorrebbe dirottare ad Arcore e chi a Gemonio.
Chi ci abita però riconosce che la centrale sarebbe un disastro e un motivo di ribellione degli abitanti, dove però da qualche tempo iniziano a spuntare dei capannoni che distruggono tutto.
Una centrale nucleare nel Pian di Spagna? «Una follia solo parlarne», afferma anche il sindaco colichese Alfonso Curtoni, che ricorda bene come finì il precedente tentativo di promuovere la costruzione di un impianto simile nella piana al confine dei comuni di Colico, Dubino e Gera Lario. «Si torna indietro di trent’anni quando se n’era parlato e c’era stata la contrarietà di tutto il territorio - ricorda -. Il lago avrebbe avuto un aumento climatico dell’acqua che avrebbe scombussolato tutto il sistema, al di là dell’impatto e delle altre conseguenze. È folle immaginare una struttura di questo tipo nella zona».
Una posizione chiara di fronte alla possibilità che torna ad affacciarsi dopo le parole del morbegnese Giuliano Zuccoli, presidente del gruppo A2A, azionista dell’ex municipalizzata di Como Acsm-Agam, che l’altolago possa rivelarsi il luogo ideale per la centrale. Spazi ampi, una zona ricca d’acqua, grazie alla presenza del fiume Adda e della sua foce, nonché scarsamente popolata.
«Il nostro territorio ha bisogno di tutto - continua Curtoni - al di fuori della centrale. Ricordo che non se ne fece nulla già allora, quando la partecipazione della gente era diversa e c’erano pressioni politiche anche molto forti. L’idea era fallita perché tutta la popolazione della zona si era ribellata. È folle soltanto pensare di impostare una struttura del genere rispetto ad un territorio che sta parlando di rilancio turistico e di agricoltura vera. Il mio parere sarà un forte no per queste motivazioni».
Colico è al confine con il Pian di Spagna, con il quale ha una continuità con il Montecchio nord che rientra a sua volta nel Pram, sigla che sta a indicare il Piano di rivalutazione ambientale dei Montecchi e della penisola di Piona, varato da parecchi anni dalla Comunità montana della Valsassina che ha posto dei vincoli ambientali ben precisi che, pur con tanti distinguo da parte di chi li ha visti solo come una palla la piede, hanno tenuto finora lontana persino l’edificazione all’interno dell’area.
Curtoni inoltre auspica l’estensione dei confini dell’oasi del Pian di Spagna per ricomprendere i Montecchi e in tal senso ha già mosso i primi passi negli anni scorsi. Pur lontani qualche chilometro e non interessati direttamente, la presenza dell’eventuale centrale nucleare avrebbe ricadute anche sul resto della sponda del Lario.
«Bisogna vedere se c’è qualcosa di vero o sono soltanto boutade - commenta il sindaco doriese Gianpietro Tengattini -. Ci vuole una valutazione consona, sotto tutti i crismi, anche se fosse fattibile. Personalmente non sarei d’accordo perché la presenza della centrale non favorirebbe il turismo».

l.begalli

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