Sabato 09 Gennaio 2010

L'imprenditore si difende:
<Ma quali schiavi: è falso>

«I miei connazionali sono sempre stati liberi e regolarmente pagati. Quelli che io ospitavo e facevo lavorare, non spacciavano, non si prostituivano, non chiedevano la carità: lavoravano per mandare i soldi a casa in Pakistan».
Pochi giorni dopo la richiesta di rinvio a giudizio a suo carico da parte della Procura di Milano, l’imprenditore tiranese di origine pakistana accusato di riduzione in schiavitù di alcuni suoi connazionali si difende e racconta la sua verità. «Ognuno di loro ha sempre avuto i suoi documenti ed è sempre stato libero di andare e venire come voleva. Li ospitavo in appartamenti in pieno centro dotati tutti di abitabilità concessa dal Comune di Tirano, con bagni e servizi igienici, tanto è vero che dopo il mio arresto i giudici li hanno autorizzati a rimanerci per mesi - afferma Muhammad Nawaz Khan, l’imprenditore indagato -. Li mantenevo regolarmente io, fornendo loro vitto, alloggio, riscaldamento, luce, gas e tutto il necessario per vivere. Non solo, ma con loro facevo delle feste alle quali partecipavano le autorità locali e quelle del mio paese».

r.carugo

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