Sabato 09 Gennaio 2010

«Mio papà è morto
tra le cime che amava»

Addio Antonio, anzi: arrivederci. È una famiglia in lutto ma anche una famiglia che in queste ore si aggrappa tenacemente alla fede, la famiglia di Antonio Nava, morto giovedì sulle piste della Val di Lei, conosciutissimo a Lecco per il suo impegno nella Caritas locale e diocesana e per gli anni dedicati al volontariato.
Residente ad Acquate, Antonio era stato per decenni, fino alla pensione, un anno e mezzo fa, direttore della casa di riposo “Sacra Famiglia” di Regoledo di Perledo. Antonio lascia la moglie, Elisabetta Nicolini, quattro figli e due nipoti: Giulia, sposata con Massimo e mamma di Sofia e Filippo, Tommaso, 26 anni, consacrato novello sacerdote diocesano lo scorso giugno, Marta, che giovedì ha compiuto vent’anni, e Luca, di 16 anni.
Una scomparsa che ancora lascia attoniti per la velocità e le circostanze in cui si è consumata. «Giovedì eravamo insieme sulle piste da sci di Madesimo: io, mio cognato Massimo e papà. Ci eravamo concessi un giorno di vacanza insieme. Eppoi, c’era il compleanno di Marta da festeggiare» racconta don Tommaso, sforzandosi di non essere sopraffatto dall’emozione. Poi, la gita si trasforma in tragedia. Un malore improvviso, Tommaso e Massimo che tentano la rianimazione. I soccorritori che arrivano, il senso di impotenza:  «Pregavamo e aspettavamo. Un’ora così. In mezzo alle montagne: il panorama che papà amava così tanto e sul quale si sono chiusi per l’ultima volta i suoi occhi». Infine, l’elisoccorso: «I soccorritori non ci hanno illuso: il suo cuore non batte più, ci hanno detto. Eppure, mentre ci precipitavamo verso l’ospedale di Chiavenna, abbiamo continuato a pregare». Purtroppo, non c’è stato più nulla da fare: Antonio se n’era già andato «probabilmente fin da subito, lassù, sdraiato sulla neve. Credo che non abbia neppure sofferto. Non abbiamo voluto l’autopsia: quasi certamente si è trattato di un infarto» dice Tommaso. Quel giorno papà Antonio «aveva accusato solo un po’ di stanchezza, nulla di più» continua don Tommaso.
Antonio era nato 62 anni fa a Proserpio, Erba. Aveva conosciuto Elisabetta alla “Sacra Famiglia” di Cesano Boscone, dove lavoravano. Qui si erano innamorati e poi sposati. In seguito, il trasferimento di Antonio alla sede di Perledo, come direttore: «lavoro che – continua Tommaso – amava e faceva con passione. Anche a Natale era con i suoi anziani». Ma poi, c’era il suo grande impegno nella Caritas e nel Centro di ascolto, di cui è stato membro attivo ed esponente di spicco, sia ad Acquate, dove la famiglia Nava si era trasferita da Dervio nel 1986. Laureato in lettere, uomo di cultura, i familiari lo ricordano come un uomo saggio nel modo di affrontare le cose. «Realmente, un sant’uomo. Sempre disponibile. Per noi figli pensava a tutto, fino alle cose burocratiche da sbrigare».
E sua moglie Elisabetta, da quando Antonio era in pensione, ogni tanto si lamentava, con tono tra il serio e lo scherzoso, di vederlo ancor meno di prima, tanti erano i suoi impegni di solidarietà. Senza idealizzare,«ha fatto tutto per noi figli, e tanto per gli altri. Un’attenzione verso il prossimo che ci ha trasmesso» ricorda ancora Tommaso. Un papà che «aveva incarnato l’ideale di pace e di amore: che lavorava nel silenzio e nell’umiltà. Senza farsi vedere» lo ricorda commossa la figlioletta Marta, “Martina”.

l.begalli

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