Lunedì 04 Gennaio 2010

Nuove centrali nucleari,
ipotesi Pian di Spagna?

Produzione di energia nucleare in Lombardia? Nel Comasco uno dei siti più appetibili, in tal caso, rischia di rivelarsi il Pian di Spagna e, più in particolare, l'area prossima alla foce del fiume Adda, nel territorio di Gera Lario a due passi dalla Bassa Valle. Giuliano Zuccoli, presidente morbegnese di A2A, gruppo milanese azionista dell'ex municipalizzata comasca Acsm - Agam, ha annunciato l'interessamento ad operare nel campo del nucleare. La necessità di grandi riserve d'acqua fa pendere la bilancia, questo il timore dei residenti, proprio nella zona dell'Alto Lago. Semplice ipotesi, per ora, ma all'estremità nord del Lario qualcuno comincia a raddrizzare le antenne, se non altro perché una vasta area alla foce dell'Adda era già stata acquistata, negli anni '60, dalla Selni, sigla che sta per società elettro-nucleare italiana. Si trattava di una società del gruppo Montedison, costituita appositamente proprio in seguito all'acquisto di 300 mila metri quadrati di piana verde nei pressi della foce dell'Adda: all'epoca, a dire il vero, si ventilava la costruzione di un impianto termoelettrico, ma in tanti erano pronti a scommettere che sarebbe sorto un impianto nucleare. «Chi ha avuto modo di salire su qualche altura da cui si può osservare il corso dell'Adda si sarà chiesto come mai sulla vasta area circostante al delta non siano mai sorte strutture turistico-ricettive - interviene Eugenio Nonini, presidente dell'associazione ambientalista Arare - quelle fertili terre, già appartenute nel Dopoguerra a una società elettro-nucleare e in seguito rivendute, hanno mantenuto una vocazione rurale a dispetto di varie richieste di sfruttamento turistico e allora, dinanzi alla riproposta del nucleare nel nostro Paese, c'è da stare poco tranquilli».
La zona alla foce dell'Adda, secondo Nonini, risulterebbe appetibile per molteplici aspetti: «La bassa densità di popolazione, l'abbondante disponibilità d'acqua, essenziale per il funzionamento di una centrale nucleare, l'elevata presenza di linee elettriche ad alta tensione e, non ultimo, la vicinanza di un importante  giacimento di uranio, quello della Val Vedello, rendono il Pian di Spagna un luogo a dir poco adatto ad ospitare una centrale e, in cambio di una contropartita allettante, anche l'ultima oasi esistente potrebbe essere svenduta e irrimediabilmente compromessa, in barba ai vincili naturalistici esistenti». Dinanzi all'ipotesi del nucleare, la presidente regionale dei Verdi, Elisabetta Patelli, si è opposta fermamente a progetti in Lombardia chiedendosi, al di là di ogni altra considerazione, dove si possa trovare, in una regione  così densamente abitata, un sito adatto ad ospitare una centrale: «Il delta dell'Adda rischia di diventare l'unico sito ad hoc - ribadisce con preoccupazione Nonini - . Rivolgo pertanto un appello accorato a tutti coloro che hanno a cuore l'ambiente e alla stessa Elisabetta Patelli, affinché vigilino il Pian di Spagna».
Tra gli amministratori locali in carica, Lauro Riva, considerata la lunga milizia, è senza dubbio quello che meglio ricorda i fatti del passato, anche in merito alla vasta piana verde prossima alla foce dell'Adda: «Quei terreni, appartenenti all'epoca a piccoli proprietari, negli anni '60 vennero acquistati dalla Selni, società costituita appositamente da Montedison per realizzare un  impianto termoelettrico - di quello, almeno, si parlava - in Alto Lario.
Il progetto non venne poi concretizzato e negli anni '70 l'intera area, di 300 mila metri quadri, passò a una grossa società immobiliare, LV2, interessata a costruirvi un grande villaggio turistico - ecologico che avrebbe probabilmente fatto la fortuna di Gera e del territorio. Venne redatto il progetto e furono concordate anche le convenzioni: la società si impegnava a cedere la proprietà dei terreni alla comunità montana, garantendosi il diritto di superficie per 99 anni». Anche questo progetto non andò in porto e la proprietà delle aree è rimasta della LV2, che col tempo ha cambiato varie denominazioni.
«A distanza di cinquant'anni curiosamente alla foce dell'Adda si torna a parlare di nucleare - commenta Riva - . Noi siamo svizzeri al rovescio: anche loro fanno referendum, ma non sulle centrali nucleari come abbiamo fatto noi, votando contro e pagando poi a caro prezzo l'energia alla Francia, con le centrali a ridosso dei nostri confini. Chernobyl continua a farci paura, ma in realtà le centrali di nuova generazione sono super-sicure e darebbero anche lavoro a molte persone. Sull'ipotesi di centrale alla foce dell'Adda, tuttavia, nutro anch'io qualche perplessità: siamo all'interno della riserva naturale Pian di Spagna e non occorre essere ambientalisti per ravvisare qualche incompatibilità».
Per ora quindi l'ipotesi non riscuote i favori della gente e gli ambientalisti si stanno muovendo in anticipo, per cercare di arginare possibili sviluppi.

l.begalli

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