Lunedì 04 Gennaio 2010

Per le mele di Valtellina
guadagni in picchiata

Per le mele di valtellina scarseggiano acqua e guadagni. A poco più di un mese dall’elezione, il neopresidente della Coav di Tovo Massimo De Luis parla a 360 gradi della situazione del comparto frutticolo valtellinese. Un’analisi in chiaroscuro, che evidenzia l’eccellenza del prodotto da un lato - che non teme per qualità la concorrenza dei marchi più blasonati del Trentino - e la stretta del mercato dall’altro, che premia il prodotto ma non il produttore. «Il paradosso - dice -è che produciamo una mela di alta qualità che resiste alla crisi, ma non riusciamo ad imporci sul mercato a livello economico. L’annata di quest’anno è stata molto positiva, sia in termini di qualità che di quantità - spiega De Luis -. Soprattutto le rosse hanno raggiunto la giusta durezza e una pezzatura ottimale, oltre che una quantità apprezzabile: solo a Tovo siamo passati da 38 mila quintali di Stark nel 2008 a 46 mila quest’anno. Ma in generale la produzione è cresciuta ovunque del 10-15%». Ciò ha permesso alle tre cooperative riunite nel consorzio Melavì (Ponte, Villa e Tovo) di arrivare a fine ottobre con oltre 280 mila quintali di ottimo prodotto in magazzino, pronto ad essere distribuito.
«Il problema non è il prezzo della mela sul mercato, che si mantiene costante o addirittura in aumento, ma quanto prende il produttore, che ormai fa fatica non dico a trarre un margine di profitto, ma addirittura a coprire i costi di produzione - dice il numero uno della Coav -. E’ una situazione difficile, soprattutto per i produttori più piccoli. Se un tempo si riuscivano ad ottenere risultati soddisfacenti con qualche centinaio di quintali di mele, oggi bisogna produrre almeno il triplo e non tutti sono in grado di sostenere gli investimenti necessari». La questione, prosegue De Luis, è accentuata dal fatto che la maggior parte della produzione è assorbita dalla grande distribuzione. «Circa il 70/80% del nostro prodotto è destinato ai supermercati - spiega -, che tirano sui prezzi a scapito del produttore. Il problema è che noi non possiamo scendere sotto una determinata soglia, altrimenti non arriviamo a coprire i costi, di conseguenza la forbice è sempre più risicata».
Da qui la necessità di ricercare nuovi mercati, soprattutto all’estero, e diversificare la vendita. Ma un aiuto, secondo il presidente della cooperativa tovasca, potrebbe venire anche dall’alto. «Le istituzioni, come la Regione, che già in molte occasioni si sono dimostrate disponibili a promuovere la territorialità dei prodotti, potrebbero fare più pressione sulla grande distribuzione e sul consumatore, al fine di promuovere la produzione locale. Non parlo di tornare all’autarchia, ma di incentivare la vendita e il consumo dei prodotti del territorio, anche per difendere l’indotto. Solo in Valtellina, ci sono circa mille famiglie che traggono giovamento economico dalla produzione di mele».
Un’altra forma di sostegno ha a che fare con gli impianti di irrigazione. «Può sembrare assurdo, ma facciamo fatica a irrigare i nostri frutteti - fa notare De Luis -. Ci sono ancora zone dove non arrivano gli impianti e i consorzi irrigui da soli non ce la fanno, hanno bisogno di sussidi. In altre regioni, come in Trentino, usano dieci volte la quantità di acqua che usiamo noi. Non chiediamo la luna: se vogliamo un prodotto di qualità, non possiamo fare a meno dell’acqua».

l.begalli

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