Sabato 02 Gennaio 2010

Lorenzo: Vi racconto
come ho fatto Bing!

di Maria Caspani

Ad oggi, Google controlla il 65,5% del mercato della ricerca online. "Bing" è nato nel giugno 2009 come alternativa studiata da Microsoft per combattere il quasi monopolio del colosso di Mountain View. In meno di un anno la sua percentuale di utilizzo è passata dal 6%, ereditato da LiveSearch (il primo e poco rimpianto esperimento di Microsoft nel campo dei motori di ricerca), all’attuale 9,9%. E, adesso che il magnate dell’editoria Rupert Murdoch minaccia di boicottare Google che diffonde gratuitamente le notizie confezionate dal suo impero mediatico, le cose per Bing potrebbero andare ancora meglio. È da novembre, infatti, che si vocifera di un possibile accordo tra il magnate australiano dell’informazione globale (che possiede, tra gli altri, il tabloid inglese The Sun l’americano The Wall Street Journal e l’emittente televisiva Sky) e Microsoft: le notizie provenienti dai "canali" di Murdoch andrebbero a finire su Bing e non più su Google. In cambio Microsoft avrebbe promesso di inserire una qualche formula di pagamento.  Ma chi si nasconde dietro a quella che si potrebbe tranquillamente definire la sfida tecnologica del nuovo millennio, un confronto che finirà col ridisegnare le sorti del giornalismo (online e non)? Sergey Brin e Larry Page sono gli ormai celebri fondatori di Google, ma a Palo Alto, California, il mercato delle idee è in costante fermento e i colossi della ricerca tecnologica ogni giorno vanno a caccia di nuovi e sconosciuti talenti. Bing ha preso vita quando a Lorenzo Thione, 30 anni, di origine comasca, è capitato di finire nella "rete" di Microsoft, insieme al collega statunitense Barney Pell.
«Se hai una buona idea, stai pur certo che in California non passerà inosservata», dice Thione a "La Provincia". La sua di certo non lo è stata. Nell’estate del 2008, infatti, Powerset, la società fondata con Bell nel 2007, è stata acquistata da Microsoft per una cifra che si aggira intorno ai 100 milioni di dollari. Non male per uno nato a Mariano Comense e sbarcato a vent’anni all’Università del Texas con una borsa di studio che gli ha cambiato la vita. «In Italia tutto questo non sarebbe stato possibile. Ogni progetto realizzato qui riceve una visibilità  impensabile in altre parti del mondo. Oltre che a darti la possibilità di realizzare qualcosa di ambizioso e innovativo, l’America ti permette di farlo conoscere e apprezzare. La Silicon Valley è il posto dove stare se si vuole fare questo mestiere».
E, dall’alto del suo ufficio nel quartiere di South Market a San Francisco, sembrerebbe proprio che Lorenzo ci abbia visto giusto. L’idea di un motore di ricerca innovativo, in grado di rubare la scena a Google, è venuta a Thione grazie alla linguistica computazionale e agli studi sull’intelligenza artificiale. «Fondamentalmente abbiamo creato un sistema creato per indicizzare i documenti in maniera semanticamente più corretta rispetto a Google e ad altri motori di ricerca. Invece che basarsi sulla popolarità dei documenti, sulla frequenza e posizione statistica delle parole contenute in una ricerca, Bing è in grado di riconoscere il significato di una frase digitata così come la diresti parlando», spiega Thione. Il che rende molto più effettiva e precisa la ricerca che non ti porta direttamente ad un documento, ma crea anche una lista di suggerimenti correlati a quello che si sta cercando. Il lancio del neonato Bing è avvenuto nel 2009 grazie ad un accordo con Wikipedia i cui contenuti sono leggibili direttamente sulla pagina del motore di ricerca Microsoft. Poi è arrivato anche l’accordo con Yahoo e «adesso una collaborazione che garantisca a Bing l’esclusiva sui contenuti editoriali delle aziende di Murdoch ci permetterebbe di risicare un’altra bella fetta di mercato», racconta Lorenzo. Ma Google se ne starà a guardare con le mani in mano? Al mensile di tecnologia Wired, Thione ha risposto che sì, secondo lui è possibile perché a Mountain View negli ultimi dieci anni non sono stati fatti importanti progressi tecnologici. Insomma, già da tempo si respirava aria di battaglia nel mondo dell’innovazione informatica: «Sì, in realtà la battaglia era tra i giganti della tecnologia, e si stava facendo ogni giorno più agguerrita. Io e il mio socio abbiamo fiutato l’aria dando vita a Powerset. L’idea era proprio quella di competere direttamente con i tre colossi: Google, Microsoft e Yahoo. Un progetto piuttosto ambizioso, tanto che la stampa americana ne aveva parlato come della «battaglia tra Davide e Golia». Ma i nostri investitori, che per questo motivo hanno deciso di finanziare il progetto, sapevano che c’erano grandi società interessate allo sviluppo di un’idea come la nostra». Così, Lorenzo Thione ha fatto Bing, diventando il "principal program manager" del team Microsoft a capo del nuovo motore di ricerca. E adesso guarda avanti, rimpiangendo un po’ l’adrenalina e le pochissime ore di sonno dei primi tempi. «Al momento mi intriga molto il fenomeno dei social network come Facebook o Twitter, che creano un flusso di informazioni costante - spiega -. I motori di ricerca stanno puntando sull’uso di questi potenti mezzi tecnologici per fare in modo che le persone riescano a trovare quello di cui hanno bisogno esattamente nel momento in cui ne hanno bisogno, senza neanche più doverlo cercare. Questo secondo me, sarà il futuro del web e dell’informazione in generale». E con l’Italia, con Como e la Lombardia, che legami ha mantenuto il capo di Bing? «La mia famiglia abita in Italia, così come molti dei miei amici d’infanzia e dell’università. Torno un paio di volte l’anno, quando posso. C’è anche la possibilità, chissà, che si aprano opportunità di lavoro in Europa e in Italia e che quindi io torni definitivamente, ma al momento penso di restare negli Stati Uniti».

l.begalli

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