Venerdì 27 Novembre 2009

Zona extra doganale:
nuovo disegno di legge

In parlamento si torna a parlare della zona extradoganale di Livigno. Infatti il 16 novembre scorso è stato depositato un nuovo disegno di legge alternativo al progetto presentato a inizio ottobre da Maurizio Del Tenno; il nuovo documento (n. 1882) porta la firma di una decina di parlamentari del Pdl, la prima delle quali è quella di Antonio Gentile. Entrambe le proposte sono concordi nel confermare la cosiddetta "zona franca" e i diritti speciali riscossi dall’amministrazione comunale; sulla riscossione di quest’ultimi, però, si registrano grandi differenze.
Nella relazione che accompagna il disegno vengono elencati i motivi storici di questo status, assieme alle ragioni a sostegno dello stesso ai giorni d’oggi. «L’esenzione da determinate imposte - si legge - è ampiamente compensata da un forte incremento delle imposte indirette» legate alla vendita di prodotti duty-free. «Peraltro la forte presenza di turisti stranieri, che rappresentano il 60 per cento della clientela, apporta capitali rilevanti, con effetti altamente positivi per lo Stato nel rapporto importazioni/esportazioni». Anche qui, come nella relazione del progetto Del Tenno, vengono sottolineati altri vantaggi: come a livello occupazionale (6500 lavoratori più almeno altri 6000 nell’indotto), o i diritti speciali incassati dall’amministrazione comunale e usati per «quelle opere e quei servizi necessari per portare il paese ad essere una delle stazioni turistiche più prestigiose dell’arco alpino».
Fino a qui i punti in comune tra le due proposte di legge, le quali divergono, come già detto, sulle modalità di applicazione dei dazi comunali. Il disegno Gentile infatti, vuole ridurre il loro campo di applicazione a carburanti e tabacchi; due categorie merceologiche che già ora coprono la quasi totalità del gettito e alle quale viene aggiunto l’alcol etilico. Altre differenze tra i due testi riguardano il tetto massimo dei diritti (la metà delle aliquote vigenti nel resto del territorio nazionale, contro il 20% del valore d’acquisto) e la percentuale da devolvere alla Provincia di Sondrio per infrastrutture di interesse pubblico o per interventi di tutela ambientale (6% invece del 5% ora in vigore). Il disegno di legge non dice nulla a proposito delle modalità di applicazione dei diritti speciali, demandando il tutto a un apposito regolamento comunale, anche se nella relazione introduttiva si parla di una riscossione «in misura unitaria determinata», non basandosi quindi sul prezzo medio (come fatto finora) o su quello d’acquisto (come proposto da Del Tenno). Sebastiano Galli, presidente dell’Associazione Commercianti Livigno, è tra coloro che hanno spinto questo disegno di legge. Egli sostiene che solo il 4% (pari a 367000 euro) del gettito attuale arriva da prodotti diversi da carburanti e tabacchi; questa somma potrebbe essere raccolta con l’imposta di 1 euro sull’alcol etilico venduto nel Piccolo Tibet (330.000 litri l’anno), semplificando la vita ai commercianti. L’aumento di un punto percentuale del contributo all’amministrazione provinciale  sarebbe perfettamente sostenibile, visto che ogni anno il bilancio comunale chiude in attivo. Per Galli sarebbe necessario limitare la capacità impositiva del comune, visto che già ora non viene tenuta la tariffa minima nel caso di altre imposte, come nel caso dell’Ici. «Se l’amministrazione non vuole arrivare all’aliquota massima, perché prevederla?» chiosa il presidente dell’Associazione Commercianti, il quale afferma che il parlamentare Jonny Crosio, da lui contattato ieri, avrebbe dichiarato di non avere nessun «pregiudizio in merito». Ma proprio su questo punto l'onorevole leghista ha rilasciato una precisazione: «Intendo smentire quanto dichiarato dal presidente dell’Associazione Commercianti di Livigno Sebastiano Galli con cui non ho parlato né ho mai conosciuto. Ma ribadisco il mio interesse nei confronti di una problematica che riguarda Livigno e, di conseguenza, l’intera provincia di Sondrio. Per questo motivo, nei giorni scorsi, mi sono confrontato con esponenti politici dell’Alta Valle». 
Crosio precisa di non essere stato direttamente coinvolto nella questione né investito di un ruolo, in particolare smentisce di aver mai assunto posizioni precise sul contenuto dei due progetti di legge sulla zona franca di Livigno presentati nelle ultime settimane. «Detto questo, in quanto parlamentare eletto in provincia di Sondrio, seguo con particolare attenzione l’iter di queste due proposte, una presentata alla Camera e l’altra al Senato da parlamentari del Pdl. Sono stato informato della prima dal collega Maurizio Del Tenno che l’ha firmata e la sto analizzando. Al di là delle considerazioni sul loro contenuto vorrei sottolineare che è assolutamente necessaria una condivisione con il territorio per il bene di Livigno e dell’intera provincia di Sondrio. Non posso che condividere la scelta di entrambe di sancire per legge il contributo di Livigno al resto della provincia attraverso una percentuale sui diritti doganali incassati che giunge dopo i primi, proficui anni di applicazione dell’accordo sottoscritto nel 2006 tra l’Amministrazione Provera, di cui facevo parte, e il Comune di Livigno. Quei soldi, circa 600 mila euro all’anno sono serviti a realizzare importanti interventi di messa in sicurezza e di ammodernamento della rete viaria, ma, soprattutto, hanno rappresentato il tributo della zona franca privilegiata al resto del territorio».

l.begalli

© riproduzione riservata