Venerdì 27 Novembre 2009

Frontalieri, arriva
un'altra bufera

Nuova bufera sui lavoratori frontalieri, e in particolare con quelli che valicano ogni giorno il confine con la Svizzera. Tremonti ora chiede di presentare i redditi realizzati in Svizzera anche in Italia. Lo scudo fiscale, storia infinita, rispunta a tormentare i loro sonni. Doveva essere un intervento definitivo - quello di ieri del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, in commissione Finanze del Senato - anche perché doveva sancire e chiarire ogni dettaglio delle nuove regole. In realtà ha prodotto un altro nodo normativo, ancora tutto da sciogliere. Il problema nasce dal fatto che nel confermare l’esclusione dalle norme dello scudo, il capo degli 007 del Fisco ha però precisato che «per i frontalieri è sufficiente avere regolarmente provveduto, come già da 20 anni previsto, alla compilazione, nella denuncia dei redditi, del modulo Rw» per mettersi in regola dal monitoraggio fiscale. Il solo fatto di presentare il modulo Rw farebbe quindi scattare automaticamente la sanatoria per tutti i frontalieri, al costo simbolico di 25,8 euro (un decimo cioé della sanzione minima). Ma il problema c’è perché sono oltre il 90% che non hanno mai compilato il modulo Rw. I frontalieri italiani in Svizzera, almeno nove su dieci, non hanno mai compilato questa dichiarazione. modulo che integra la denuncia dei redditi in Italia per la parte relativa ai compensi ricevuti all’estero, perché la convenzione Italia-Svizzera del 1974 (sulle doppie imposizioni fiscali) prevede che se i frontalieri «risiedono all’interno delle fascia di confine di 20 km sono esonerati dalla dichiarazione dei redditi da lavoro dipendente prodotti in qualità di frontalieri». Questo perché la stessa convenzione prevede il ristorno diretto all’Italia di una quota delle imposte trattenute alla fonte, cioé in Svizzera. «Una situazione - spiega Claudio Pozzetti, segretario nazionale dei frontalieri per la Cgil, al termine di una riunione con Cisl, Uil e Acli - che accomuna oltre il 90% dei frontalieri, e che alla luce di questi accordi bilaterali, non ha presentato dichiarazione dei redditi in Italia». E sono sempre almeno 45mila, fra le province di Sondrio, Como, Varese, i frontalieri interessati, che diventano poi 55.000 sul territorio nazionale.
Non solo. Il problema diventa ancora più urgente da risolvere anche perché per «ottemperare a quanto previsto in relazione al quadro Rw e al monitoraggio fiscale - riprende Pozzetti - i frontalieri dovrebbero provvedere a presentare un modello Unico tardivo entro il 29 dicembre. Basta guardare i numeri dei frontalieri coinvolti per capire che gli adempimenti previsti sono chiaramente del tutto incompatibili con la scadenza fissata per la presentazione del modello Unico tardivo».
Ondata di proteste, quindi, dal fronte sindacale e dagli stessi frontalieri. E ondata di interrogazioni parlamentari per chiedere almeno un rinvio del termine di fine anno. Alessio Butti (Pdl), senatore comasco, subito dopo la nota diffusa da Cgil, Cisl e Uil, ha presentato un’interrogazione al Senato e diretta al ministro Tremonti per chiedere «una proroga dei termini almeno fino al 30 giugno 2010». Tre mesi in più chiedono i sindacati, con l’ipotesi di rinviare invece la presentazione fino alla fine di settembre 2010, la stessa scadenza prevista per la presentazione della dichiarazione integrativa.
Ma emerge un altro aspetto problematico nell’infinita vicenda fra scudo fiscale e frontalieri. Oltre al fatto che le circolari finora diffuse dall’Agenzia delle Entrate riferendosi al frontalierato in genere, non tengono mai in considerazione la specificità dei frontalieri con la Svizzera, ormai regolamentata da convenzioni e accordi bilaterali, resta da segnalare che, proprio in base ad una di queste convenzioni, i frontalieri con la Svizzera hanno l’obbligo - oltre che di aprire un conto corrente in Svizzera per il deposito dello stipendio - anche quello di iscrizione alla forma di previdenza complementare, il secondo pilastro, la quale non è nelle disponibilità del lavoratore fino a cessazione del rapporto di lavoro. «Per questo riteniamo - rilancia Pozzetti - che proprio per la sua natura questa forma di previdenza non debba rientrare tra le attività soggette a monitoraggio fiscale da indicare nel quadro Rw». Un altra richiesta, insomma, in fondo alla lista dell’intricata vicenda sullo scudo fiscale.

l.begalli

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