Mercoledì 18 Novembre 2009

Blitz in "casa Gius"
la Gdf svela il perchè

Sono tre le persone denunciate all'autorità giudiziaria dopo il blitz delle Fiamme Gialle che martedì hanno posto sotto sequestro la comunità geriatrica di via Lucini a Delebio. L'intervento delle fiamme gialle è stato deciso dal comando provinciale dopo che alcuni cittadini si sono rivolti al 117 per segnalare «questioni di rilevanza fiscale».
Le ragioni del sopralluogo all'immobile di via Lucini, gestito dal “Gruppo Appartamento Giusi” hanno riguardato prioritariamente la necessità di rilevare casi di lavoro sommerso o ad individuare lavoratori in nero. Nel corso della visita però, gli agenti hanno constatato che erano ospitati sette anziani. Alcuni di questi risultavano chiaramente «non autosufficienti ed in stato di alterazione psico-fisica».
L'evidenza veniva confermata anche dal medico dell'Asl, nel frattempo fatto intervenire sul posto. «Il medico – prosegue la nota – faceva presente che almeno 5 degli ospiti necessitavano di essere assistiti da personale medico ed infermieristico, nell'arco delle intere 24 ore. In aggiunta, la casa – soggiorno, non appariva in regola con la specifica normativa vigente e, in tal senso, avrebbe potuto ospitare soltanto persone autosufficienti, mentre in realtà alcuni degli assistiti erano costretti a letto e quindi necessitavano di particolari attenzioni. Per esempio, alcune di loro avrebbero dovuto fruire di attrezzature tecnicamente idonee a sostenere il loro stato di salute».
Questione farmaci. Sul punto le Fiamme Gialle precisano che agli ospiti erano stati somministrati medicinali, «ma non in modo conforme alle regole mediche e da personale sanitario qualificato, in quanto nessuno dei lavoratori alle dipendenze dell'azienda risultava in possesso di specifiche competenze».
Per questo e per il fatto di aver trovato «farmaci scaduti, questi ultimi compresi tra le giacenze delle specialità mediche», veniva immediatamente informato il magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Sondrio, il dottor Stefano Latorre che confermava l'obbligo della polizia giudiziaria di interrompere «la fattispecie di reato individuata con l'adozione dei provvedimenti previsti dal codice penale».
Con l'aiuto del personale medico e paramedico intervenuto sul posto, è cominciata la ricerca di un'idonea sistemazione dei pazienti più bisognosi di cure. Nessuna struttura autorizzata aveva posti letto liberi, pertanto è stata avviata una trattativa di mediazione con i famigliari, anche in considerazione del fatto che «nessun soggetto rientrava nella categoria di persone da ospedalizzare», ad eccezione di una signora che è stata ricoverata al presidio sanitario di Morbegno.
«E' vero, abbiamo sbagliato – ammette una delle socie della comunità delebiese che sulla carta avrebbe dovuto essere a bassa intensità assistenziale – ma con il nostro avvocato vogliamo prima di tutto capire se le modalità con cui i nostri assistiti sono stati frettolosamente allontanati sono del tutto corrette».
La titolare della casa di cura, martedì ha più volte dichiarato di aver accolto utenti segnalati dai servizi sociali: «Nessuno dei nostri assistiti attualmente si trovava ricoverato in quella struttura che conosciamo perchè è negli elenchi delle comunità presenti sul territorio – dice Mirosa Oreggioni, responsabile dell'Ufficio di Piano di Morbegno – avremmo potuto indirizzare delle persone lì, ma soltanto se parzialmente autosufficienti visto il carattere a bassa intensità assistenziale della struttura» priva dunque di servizi di assistenza medica di base, infermieristica e psicologica come nel caso delle Rsa.

a.marsetti

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