Mercoledì 18 Novembre 2009

Sigilli e proteste
alla casa alloggio

Esercizio abusivo della professione medica. Con questa accusa è stato posto sequestro ieri dalla Guardia di finanza di Sondrio l’appartamento di via Lucini, al numero civico 12 a Delebio, che ospitava sette persone anziane e disabili dal mese di marzo di quest’anno. Alle otto, dopo il controllo delle fiamme gialle per la verifica della regolarità del personale occupato all’interno del Gruppo Appartamento Giusi, i militari hanno riscontrato alcune anomalie.
Secondo il dispositivo di sequestro disposto dal sostituto procuratore Stefano Latorre, la comunità alloggio di Delebio (a bassa intensità assistenziale) non aveva tutti i requisiti stabiliti dalla normativa per assistere utenti non autosufficienti, quindi disabili, malati o allettati in quanto nell’organico addetto alla gestione della casa di cura erano assenti le figure professionali del  medico e dell’infermiere. Il provvedimento ha stabilito inoltre l’allontanamento dalla casa di riposo di tutte le persone che si trovavano nell’alloggio. Gli ospiti - persone costrette sulla sedia a rotelle, disabili gravi e anziani malati - hanno dovuto lasciare la comunità di Delebio in tutta fretta entro la mezzanotte di ieri. In caso contrario parenti e gestori della struttura rischiavano un’accusa penale di abbandono di incapace.
La vicenda ha tuttavia scatenato diverse proteste. «Qui da noi ogni giorno venivano i medici dell’Asl a visitare gli ospiti, molti dei nostri utenti sono stati segnalati dai servizi dell’Azienda sanitaria locale - dice Stefania Dell’Oca, socia del Gruppo Appartamenti Giusi che ha sede a Delebio - eppure nessuno ha mai riscontrato o segnalato alcuna irregolarità. Adesso, improvvisamente, ci dicono che la struttura va chiusa, ma allora ci devono spiegare perché fino a ieri andava tutto bene e adesso invece no».
Nel cortiletto del palazzo di via Lucini ieri pomeriggio sono arrivati figli e parenti. «Se c’è qualche irregolarità va bene, ma avrebbero almeno potuto lasciarci qualche giorno per organizzare il trasferimento dei nostri cari - hanno spiegato i familiari -, non tutti hanno la possibilità di tenerli a casa perché lavorano tutto il giorno o non possono permettersi una badante a tempo pieno».
Trovare un letto negli ospedali o nelle case di riposo della zona è un’impresa impossibile (in serata però si è liberato un posto all’ospedale di Morbegno) e rappresenta uno degli aspetti più drammatici che devono affrontare le famiglie alle prese con questo tipo di problematica.

l.begalli

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