Venerdì 13 Novembre 2009

La medium al processo:
«Chiara è qui con noi»

«Chiara è qui, in questo momento, assieme a noi». Con le spiritistiche rassicurazioni di Maria Rosa Busi, la "veggente" che la domenica di Pasqua del 2005 indicò il punto esatto del lago in cui si trovavano l’auto e il corpo di Chiara Bariffi, si è chiusa ieri mattina a Como la fase dibattimentale del processo nei confronti del bellanese Sandro Vecchiarelli, accusato dell’omicidio della sua compaesana (ma di origini valtellinesi), scomparsa nella notte tra il 30 novembre e il primo dicembre del 2002. Chioma biondo platino alla Vanna Marchi, sonora inflessione bresciana, la Busi ha ricordato le ore del ritrovamento, il viaggio a Lecco per incontrare il maresciallo dei carabinieri cui, prima che a chiunque altro, comunicò di sapere dove si trovava il corpo, le conversazioni con i Bariffi e, soprattutto, le sue «sensazioni». «Quella domenica - ha ricordato la teste - partii da Brescia verso le quattro del mattino. Sapevo già che Chiara era nel lago, dovevo soltanto capire il punto esatto. Mi fermai su quella piazzola (località Santa Cecilia, ndr), e capii che lei era lì».
I carabinieri non intervennero. La Busi ha ricordato di avere insistito perchéfossero contattati i militari di Genova, dotati di tutte la apparecchiature tecniche per il recupero ma - ha detto -«quando capii che non si sarebbero mossi, chiesi ai genitori di Chiara di lanciare un appello perché qualche volontario si facesse avanti». I volontari furono gli uomini della protezione civile del Sebino, capeggiati da Remo Bonetti, che già aveva testimoniato in Assise. Ancora la "maga": «Ci incontrammo l’11 settembre 2005 dandoci appuntamento sulla piazzola. Gli diedi in mano un disegno per spiegargli dove andare a cercare poi tornai verso l’albergo. Passato qualche minuto Bonetti mi chiamò per domandarmi se ricordavo il numero di targa. L’aveva già trovata». Rispondendo alle domande del pm Rosa Valotta, la teste ha negato di avere mai conosciuto Vecchiarelli, nella cui abitazione era stato ritrovato un biglietto di treno da Colico e Brescia, timbrato un mese prima del ritrovamento. La testi accusatoria era che lo stesso imputato potesse aver indicato alla Busi il punto esatto in cui cercare, e che la loro reciproca conoscenza risalisse al tempo in cui il padre di Vecchiarelli, morto a oltre cent’anni, era ricoverato all’ospedale di Brescia, visto che la "veggente" prestava servizio da ausiliaria in strutture sanitarie. La teste ha smentito comunque di avere mai prestato servizio all’ospedale di Brescia, ma di avere sempre lavorato solo in cliniche private sul Garda. Duro, con la Busi, anche l’avvocato Roberto Tropenscovino, legale di parte civile della famiglia Bariffi, convinto che la teste custodisca ben altri segreti. «Chiara è qui con noi, in quest’aula», ha detto la Busi, anche se non ha voluto rispondere alle domande dell’avvocato che le chiedeva, tra il serio e il faceto, di domandare a Chiara quale fosse allora la verità su quella notte. «Non voglio pensare a come è morta - ha concluso la Busi - è una cosa che mi fa male».
Nel pomeriggio, l’avvocato Marcello Perillo, legale di Vecchiarelli, ha mostrato all’aula un video girato dall’abitacolo di un’auto lungo il percorso che, nel 2002, seguì l’imbianchino Mirko Cola, uno dei testimoni chiave dell’accusa. Questi aveva raccontato di essere passato in auto la sera della scomparsa di Chiara e di avere visto, sulla piazzola di Santa Cecilia (subito fuori dalla galleria di Dervio) una gru che sollevava un’auto come quella della Bariffi, e di avere sentito, subito dopo, un tonfo sordo. Il video, secondo la difesa, servirebbe a dimostrare la scarsa plausibilità  del suo racconto. Realizzato parcheggiando appositamente un camion nel punto in cui si sarebbe trovata la gru, mostra come al buio il mezzo sia praticamente invisibile.

l.begalli

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