Venerdì 13 Novembre 2009

Frontalieri senza pace:
arriva un mini "scudo"

Niente scudo fiscale per i frontalieri. Ma adesso spunta l’ipotesi di un “mini scudo” e fra i lavoratori crescono le perplessità. La denuncia arriva dalla Cisl di Sondrio. Secondo il sindacato di via Bonfadini, la vicenda dello scudo fiscale per i frontalieri si sta chiarendo nel modo peggiore per le migliaia di lavoratori che saranno coinvolti. Si stima che siano circa 4 mila i valtellinesi e i valchiavennaschi interessati da questi provvedimenti che, con il passare dei giorni, appaiono sempre più contraddittori, generando confusione e amarezza tra i diretti interessati.
«Dopo aver letto il comunicato emanato dall’Agenzia delle entrate nazionale, ci eravamo fatti molte illusioni - spiegano i sindacalisti -. Si affermava che questi soggetti nulla hanno a che fare con l’evasione internazionale. Dai giorni successivi si parla però secondo fonti attendibili della possibilità “di introdurre in via amministrativa un mini scudo per questi lavoratori: sulle somme ricevute come emolumenti dal datore di lavoro per le prestazioni oltre confine potrebbe essere chiesto, ai fini dell’emersione, un importo minimo”. Si parla di poche centinaia di euro e non del 5 per cento - aggiungono dal sindacato -. Siamo perplessi e amareggiati di fronte a questa soluzione prospettata, in quanto, malgrado la dichiarazione dell’Agenzia delle entrate, si continuano a considerare i lavoratori frontalieri dei veri e propri "mini evasori"».
In casa Cisl non si riesce a comprendere come abbiano potuto essere esclusi dal provvedimento dello scudo fiscale gli italiani che operano nelle strutture comunitarie europee che, proprio come i lavoratori frontalieri, posseggono un conto corrente all’estero ma che, diversamente da costoro, non spendono il loro reddito interamente in Italia, e più ancora non “rendono” all’Italia il 40% circa delle imposte da loro pagate sul salario.
«Permane la netta sensazione che i frontalieri, come del resto tutti i lavoratori dipendenti, siano gli unici soggetti dai quali sia possibile prelevare in modo sicuro un gettito fiscale che possa coprire interventi alternativi - aggiungono nuovamente i sindacalisti della Cisl -. Si sono lette prese di posizione, da parte di svariati parlamentari, a favore dei lavoratori frontalieri che hanno generato speranze e illusioni, ma i risultati concreti, per oggi, sono tutt’altro che favorevoli: serve che chi ha la responsabilità di governare il paese sia coerente, in parlamento, con quello che dice sul territorio. Non è con le chiacchiere - concludono - che si tutelano i lavoratori frontalieri, bisogna mettere in atto delle azioni veramente concrete».

l.begalli

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