«No ai nuovi impianti in Vallaccia»
Nel rendering ecco come appariva il progetto del nuovo impianto di risalita di Vallaccia

«No ai nuovi impianti in Vallaccia»

Livigno:la Cassazione conferma la sentenza del Consiglio di Stato dopo il ricorso presentato da Legambiente

«Ora tutte le opere vanno demolite. E saremo molto vigili anche sulle Olimpiadi del 2026» dice l’associazione

Legambiente non ha dubbi: sono cancellate le ultime speranze della Mottolino di poter aprire il nuovo impianto di risalita di Vallaccia e di Livigno di avere un nuovo e modernissimo impianto di risalita che la società aveva iniziato a realizzare dopo aver avuto l’ok del Consiglio dei ministri. L’opera fu bloccata dal Consiglio di Stato. Dopo l’infruttuoso ricorso al Tar della Mottolino, una nuova sconfitta per la società di Livigno.La Corte Suprema di Cassazione, a sezioni unite, ha confermato in pieno la validità della sentenza del 2017 con cui il Consiglio di Stato, che accogliendo le motivazioni del Tar Lombardia sul primo ricorso di Legambiente, aveva decretato in via definitiva l’illegittimità del procedimento, portato fino all’approvazione del Consiglio dei ministri.
La Corte Suprema non solo ha confermato la validità della sentenza già pronunciata, ma ha anche condannato i ricorrenti - la società Mottolino e il Comune di Livigno - al pagamento delle spese.
Entrando nel merito, la Cassazione ribadisce il pieno titolo del giudice amministrativo a emettere una sentenza che dichiari che la Vallaccia, alla luce del quadro normativo di riferimento, non può costituire un dominio sciabile.
«Dal momento che non c’è nessuna istruttoria che possa mutare il quadro normativo di riferimento, il procedimento autorizzativo deve essere definitivamente archiviato - viene sottolineato da Legambiente -. In proposito lo scorso 10 aprile la Comunità montana Alta Valtellina aveva riattivato, su istanza della società Mottolino, una valutazione istruttoria per riapprovare il progetto bocciato dal giudice amministrativo».
A questo punto Legambiente non ha alcun dubbio: «Adesso in Vallaccia vanno demolite tutte le opere e chiusa per sempre la Conferenza di servizi per i nuovi impianti: la Vallaccia resta alla natura. Ora, alla luce del giudizio della Cassazione, viene meno qualsiasi residuo presupposto a cui la società e il Comune possano appigliarsi per tentare di riattivare un procedimento, che non può essere in alcun modo considerato legittimo - afferma Barbara Megetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Basta con le ambiguità e le compiacenze da parte degli enti pubblici dell’Alta Valtellina, e in particolare del Comune di Livigno: i riflettori su quel territorio restano accesi, anche in vista dei Giochi olimpici del 2026».
Ed è proprio su questo importante appuntamento che ora si concentra l’interesse dell’associazione: «Non vogliamo che le Olimpiadi invernali diventino un nuovo treno di finanziamenti a supporto di procedure amministrative disinvolte, e non vogliamo che le aree naturali dell’Alta Valtellina ne paghino il prezzo ambientale, come già avvenuto in passato per i Mondiali di sci del 2005. Amministratori e operatori dell’Alta Valle devono sapere che Legambiente terrà gli occhi ben aperti sul rispetto degli ambienti naturali interessati dall’evento olimpico».


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